La Calabria ha nostalgia di Ferdinando di Borbone

Ultime notizie dal Regno delle due Sicilie: domani, 24 maggio, lo spirito di Ferdinando II di Borbone, penultimo sovrano di quell’illustra casata, volerà a Locri, dove ha deciso di stabilirsi per tutta l’eternità, eleggendo il proprio domicilio nel bel palazzo municipale dell’amena cittadina calabrese.
Momento culminante delle cerimonie previste per festeggiare l’evento: la sistemazione di un suo mirabile simulacro in una sala dell’edificio. Trattasi di un bel busto fu rinvenuto di recente durante i lavori di restauro del palazzo. Giudicato dagli esperti di notevole pregio artistico, esso era stato commissionato nel 1852 dal Comune di Gerace e realizzato nel 1854 nelle fonderie delle Regie Fabbriche di Mongiana. Prima della sua nuova collocazione è però sembrato opportuno dargli una spazzolatina.
Alla cerimonia di giovedì – che è stata organizzata da una simpatica costellazione di associazioni e circoli neoborbonici – seguirà un convegno dal titolo «Economia, arte, società e cultura in Calabria nell’età di Ferdinando II di Borbone». Nel cui corso la figura di Ferdinando II verrà ovviamente evocata e descritta con accenti assolutamente difformi da quelli della nostra storiografia ufficiale. Per la quale, com’è noto, egli rimane ancora oggi il sovrano che, per la ferocia con cui represse le sollevazioni in Sicilia, fu soprannominato «Re Bomba». E il cui regno fu definito dal ministro inglese William Ewart Gladstone, per promuovere gli interessi commerciali e industriali della Gran Bretagna in Sicilia, «la negazione di Dio».
A Locri, giovedì, verranno al contrario ricordati gli aspetti più positivi della sua attività, tra i quali conviene citare il progetto del primo ponte sospeso in Europa continentale (il «Ponte Real Ferdinando» sul Garigliano, a catenaria di ferro) commissionato all’ingegner Luigi Giura e inaugurato il 10 maggio 1832; il forte impulso dato all’attività industriale delle Ferriere mongianesi (che costituivano alla metà del XIX secolo la maggiore industria siderurgica esistente nella penisola italiana); la realizzazione della prima ferrovia d’Italia (la Napoli-Portici nel 1839); un’illuminata riforma della marina militare borbonica; la modernizzazione dellA marina mercantile del suo regno (fece entrare in servizio di linea il primo battello italiano a vapore); la creazione di una linea telegrafica diretta fra Napoli e Palermo; la rinuncia a diverse rendite per lo Stato e la riduzione di alcuni dazi.
All’elenco dei suoi inoppugnabili meriti, non solo gli storici neo-borbonici ma anche quelli revisionisti, aggiungono ovviamente il grave demerito della supposta ferocia con cui, dopo i moti del 1848, scosso dalla loro virulenza, decise di reprimere quelle imprese cospirative che ai suoi occhi si configuravano come una forma di criminalità politica assai più perniciosa di quella comune. Ma qui si entra in un campo avvelenato da irriducibili fisime e divergenze ideologiche.
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