Calabria, indagato pure il vicepresidente ds

Nicola Adamo, numero due della giunta regionale, accusato di finanziamenti illeciti a società gestite dalla moglie. L’inchiesta partì da una sua denuncia

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Catanzaro

Hanno davvero poca fortuna i Ds calabresi con gli esposti e le autodenunce. A Ferragosto è finito in manette - poi scarcerato - il capogruppo al consiglio regionale, Franco Pacenza, per una brutta storia legata alla malagestione di quattrini europei sulla quale proprio la Quercia e il sindacato locale avevano fatto fuoco e fiamme. Ieri nei guai c’è finito il vicepresidente del consiglio regionale, Nicola Adamo, indagato dalla Procura di Catanzaro per presunti illeciti nell’erogazione di finanziamenti a varie società, ivi compresa quella in cui avrebbe ricoperto un incarico la moglie-manager, Enza Bruno Bossio, destinataria pure lei di analogo provvedimento giudiziario.
Per uno strano scherzo del destino anche quest’ultima inchiesta sul vertice diessino nasce da un’iniziativa-boomerang dell’interessato: un esposto presentato dallo stesso Adamo dopo i veleni e i pettegolezzi sulla sua burrascosa relazione con il sindaco ulivista di Cosenza, Eva Catizone. A margine della love story fra Adamo ed Eva, infatti, anche nel centrosinistra calabrese ci si interrogò su alcuni appalti di cui sarebbe stata benefeciaria la «Cm Sistemi spa», nella quale la signora Bossio in Adamo ricopriva il ruolo di vice direttore generale. Accuse pesanti per il vicepresidente del consiglio regionale calabrese che all’atto del suo insediamento aveva annunciato una svolta elaborando persino una ferrea circolare agli enti collegati per «contenere la spesa pubblica». Accuse imbarazzanti, per il domestico conflitto di interessi, alle quali Adamo nel dicembre scorso replicò con una autodenuncia. Non temeva nulla, il referente calabrese del viceministro Marco Minniti. Voleva un’inchiesta sul suo conto che fugasse ogni dubbio. Chiese, ed ottenne dalla «procura, «di svolgere anche con riferimento alla mia persona ed alla mia attività istituzionale ogni opportuna indagine» per accertare se fossero stati conferiti incarichi «a società riconducili in qualsiasi modo alla dottoressa Enza Bruno Bossio», sua consorte. Il procuratore Lombardi non potè far altro che aprire un fascicolo e affidarlo al pm De Magistris, che adesso ha concluso la sua attività recapitando un’informazione di garanzia al denunciante e alla moglie del denunciante. Giallo su un terzo indagato: Giulio Giardinetti. Per Adamo non sarebbe assolutamente il suo segretario-collaboratore, bensì un omonimo commercialista cosentino. Per il pm, invece, non ci sono dubbi.
Stando all’ipotesi accusatoria, dunque, Nicola Adamo si sarebbe adoperato per favorire l’elargizione dei finanziamenti in favore della sua metà. Per questo risulta indagato per truffa, associazione per delinquere e abuso di potere. Sono vari i filoni battuti dai carabinieri su assist, involontario, dell’interessato: il finanziamento da 6 milioni di euro con un contratto di programma alla società Tecnisud; la gestione del consorzio Tesi, di cui è stata amministratrice la moglie imprenditrice; il caso della società municipalizzata di Cosenza «Vallecrati» con la signora Adamo ancora di mezzo.
Insieme alle informazioni di garanzia, il pm De Magistris ha disposto numerose perquisizioni, a cominciare da quelle nell’abitazione di Enza Bruno Bossio e nell’ufficio di Giardinetti. I militari del reparto operativo di Catanzaro si sono presentati di buon’ora anche nelle sedi di società alle cui attività sarebbe stata interessata la coniuge del politico diessino. C’è la «Cm Sistem Sud» di cui si è già detto. C’è «Sviluppo Italia Calabria», oggetto dell’inchiesta sui fondi Ue per finanziare fabbriche mai nate (arresto del Ds Franco Pacenza, poi scarcerato) nella quale la Bossio ha ricoperto incarichi da Cda. C’è la «Clic», un consorzio composto dalle società più importanti per dimensione e fatturato, dove la donna è cresciuta e si è affermata. C’è ancora «Intersiel» e «Finsiel» in cui l’esperta di innovazione tecnologica è stata amministratore delegato e dirigente. Ci sono «Telcal», «Sispi», «Bic», «Fincalabra». C’è, soprattutto, il Consorzio «Tecnesud», del cui comitato scientifico ha fatto parte sempre la signora Bossio.
Se l’indagine promette ulteriori sviluppi, la politica fa sentire la sua voce. Maurizio Gasparri di An, evocando l’omicidio Fortugno, chiede l’immediato scioglimento del consiglio regionale. Agazio Loiero, presidente della Regione, esce allo scoperto e giura sull’onestà del braccio destro: «La fiducia in Adamo non viene meno per un avviso di garanzia». Garantista sì, ma anche preoccupato: «Non ci nascondiamo che la vicenda arriva in un momento particolarmente difficile...».