Calabria, quelle «scatole cinesi» per coprire gli affari della Quercia

Finanziamenti illeciti in Regione: forse coinvolto anche un deputato

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Catanzaro

Stessi personaggi, stesse società, stesso «sistema» a delinquere. E un nome, un comun denominatore. Quello di Enza Bruno Bossio, moglie del vicepresidente diessino della giunta regionale calabrese, ex militante del Manifesto passata dai collettivi con l'eskimo ai (tanti) consigli di amministrazione in tailleur. Convergono su questa supermanager in information technology gli accertamenti confluiti nel corposo rapporto stilato dai carabinieri del Reparto Operativo di Catanzaro per il pm Luigi De Magistris e che hanno portato all'invio di informazioni di garanzia per truffa e abuso d'ufficio nei confronti della stessa signora e del consorte, Nicola Adamo, sospettato d'aver contribuito a convogliare in quindici anni, tra Cosenza e Catanzaro, finanziamenti comunitari, statali e regionali in società dove sua moglie ricopriva, o aveva ricoperto, ogni tipo di incarico: amministratore delegato (Intersiel di Rende e consorzio Vallecrati), amministratore (Fincal di Cosenza), direttore generale e membro del consiglio direttivo (Telcal di Catanzaro), vicedirettore generale (Cm Sistemi Sud di Cosenza), presidente del Cda (Clic di Lametia Terme) consigliere di amministrazione (Sviluppo Italia di Roma, Tradizioni Italiane di Cirò e Sispi di Palermo), procuratore (Finsiel di Roma), componente del comitato scientifico (Fondazione Rotella, Consorzio Tecnesud) e via discorrendo.
Nell'informativa si fa esplicito riferimento a una decina di società, collegate fra loro, nate di proposito oppure scientificamente «favorite» da un gruppo di funzionari, professionisti, imprenditori, e soprattutto pubblici amministratori in grado di poter interagire anche col potere centrale di Roma. Gente che appare e scompare in diversi assetti delle società monitorate dai carabinieri per poi rientrare dalla porta di servizio in altre Spa dall’analoga ragione sociale. Nomi noti e meno noti che a seconda dei momenti avrebbero rivestito ruoli di vertice o di facciata. «Un coacervo di società - si legge nel documento - create artificiosamente e ad hoc per ottenere finanziamenti comunitari, investire il denaro illecitamente acquisito e ottenere commesse nell'ambito degli appalti e delle gare della Regione Calabria in modo da perpetrare ancor più agevolmente le programmate attività criminose. Società finalizzate, tra l’altro, alla consumazione del delitto di truffa aggravata ed utilizzate quali contenitori per la raccolta e il successivo reimpiego della somme di denaro. Le società interessate sembrano costituire un collaudato sistema di scatole cinesi» utilizzato per «scaltre operazioni finanziarie» mirate a confondere le acque e a reinvestire il denaro scottante attraverso teste di legno. Per capire l'intreccio societario e il ruolo della Bossio (e quindi del diessino Adamo) i carabinieri sviluppano e incrociano le visure camerali di cinque aziende dove la Bossio è transitata, che hanno incassato proventi pubblici. Basta qualche esempio e l'antifona è chiara: «La Intersiel ha come socio unico la Finsiel, azionista a sua volta della Sispi». Oppure. Del Tecnesud (consorzio tecnologico del Sud) che sottoscrisse un contratto di programma col ministero delle Attività Produttive per una serie di investimenti, facevano parte la Finsiel e soprattutto la Cm Sistemi (qui la signora Bossio-Adamo è Ad e consigliere di amministrazione) a sua volta presente in un’associazione temporanea di impresa nel progetto Agroinnova del quale farebbero parte anche due società (la Met Sviluppo e la Adeptasrl) già azioniste del consorzio Clic di cui la supermanager è stata presidente di Cda. Come se non bastasse quest'ultimo consorzio controlla la società d'informatica Tesi di Cosenza che, stando sempre agli accertamenti svolti dai carabinieri, sarebbe stata utilizzata per compiere raggiri milionari ai danni dell'Unione europea. Fra le persone che direttamente o indirettamente avrebbero avuto a che fare con la Tesi vi sarebbero un paio di consiglieri regionali, due sindaci, politici locali.
Gli incroci e le sovrapposizioni societarie sviscerate dai militari non finiscono qui anche perché alcune aziende e determinati nominativi figurerebbero nell'inchiesta-madre denominata «Poseidone» sui finanziamenti nel settore ambientale (depurazione ed energia) che l'altro ieri avrebbe prodotto un avviso di garanzia nei confronti di un esponente del precedente governo. Il nome che si è rincorso per tutta la giornata è stato quello dell'ex sottosegretario alle Attività Produttive, Giuseppe Galati dell'Udc. L'interessato, contattato dal Giornale, ha però negato categoricamente d'aver ricevuto alcunché.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it