La Calabria taglia il «nero»: riemersi settemila lavoratori

RomaSettemila lavoratori «riemersi» dal nero in un solo anno. E questo anche grazie all’opera della giunta guidata da Giuseppe Scopelliti, che ieri al Cnel di Roma ha presentato il VII rapporto sul sommerso in Calabria. Dati importanti, che non devono fare abbassare la guardia, ma che segnalano che nella regione da qualcuno definita «il Sud del Sud» qualcosa si muove: dalle 149mila unità irregolari del 2009 si è passati alle 142mila del 2010, con un «fatturato» sommerso sceso dai 5,522 miliardi a 5,341 e un’incidenza sul Pil scesa dal 17,2 al 16,6 per cento. E se si prende in considerazione l’ultimo decennio i risultati sono ancora più consistenti: nel 2001 i lavoratori in nero erano 201mila, nel 2004 addirittura 210mila: in soli sei anni dunque il fenomeno del sommerso è diminuito del 32 per cento. Non è un caso che il rapporto 2011 di Svimez assegna alla Calabria, oltre che ad Abruzzo e Sardegna, il ruolo di «guida nella ripresa» del Mezzogiorno.
«Dopo alcuni anni di politiche di intervento - riassume Benedetto Di Iacovo, presidente della commissione regionale per l’Emersione - la situazione è sicuramente migliorata ed è possibile ipotizzare nel futuro prossimo di riportare tale fenomeno a livelli fisiologici». Questo grazie anche all’opera di educazione alla legalità condotta dalla commissione nelle scuole della regione. Insomma, l’obiettivo è fare della Calabria «una regione normale», come dice il presidente Scopelliti, secondo cui «combattere il lavoro sommerso è uno strumento per ridurre le discriminazioni di ogni genere nel mercato del lavoro».