Calabria, tutti gli scandali che imbarazzano l’Unione

Dall’omicidio Fortugno al caso Adamo, così sprofonda il «modello Loiero»

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Catanzaro

Il tanto osannato «modello Calabria» non è più un esempio. Nemmeno a sinistra. L'asserita «onda nuova», lunga e trasparente della giunta di Agazio Loiero si è infranta da tempo su scogli giudiziari dove arrancano fedelissimi uomini di partito e trasformisti in perenne transumanza. L'informazione di garanzia per associazione a delinquere, truffa e abuso d'ufficio recapitata al vicepresidente del consiglio regionale, il diessino Nicola Adamo, è solo l'ultimo schiaffo a un'amministrazione ormai allo sbando, prossima al rimpasto, con due partiti (Dl e Ds) che paradossalmente rischiano di sfruttare le rispettive disgrazie per provare a frenare lo strapotere del Presidente che dopo aver girovagato da un partito all'altro s'è messo in proprio sponsorizzando la lista Codacons-Consumatori.
La giunta Loiero ha ormai serissimi problemi di immagine, di tenuta politica, di credibilità. E non solo perché le preveggenti denunce della vicepresidente della commissione Antimafia (Angela Napoli di An) stanno trovando riscontro, o perché il più recente affondo dell'ex ministro Maurizio Gasparri («la sinistra calabrese ormai affonda nella melma, il consiglio regionale va sciolto») rilancia a livello nazionale la questione morale calabrese, bensì perché ormai i terremoti giudiziari sono all'ordine del giorno. Il 16 agosto, il capogruppo della Quercia in consiglio, Franco Pacenza, è stato arrestato per concussione nell'ambito di un'indagine della procura di Cosenza sulla gestione di finanziamenti della Ue destinati alla realizzazione di insediamenti industriali. In suo soccorso s'è materializzato il sottosegretario all'Interno, il ds Marco Minniti che in un'intervista del 21 agosto ha espresso la «sensazione» di un «errore giudiziario». Una settimana dopo il tribunale della libertà ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare e scarcerato l'indagato.
A imbarazzare il centrosinistra c'è soprattutto l'ingombrante ombra di Francesco Fortugno, assessore alla sanità, uomo della Margherita, assassinato a metà ottobre del 2005. Le voci sui mandanti eccellenti si rincorrono anche in queste ore sulla scia dei veleni che colpirono Domenico Crea, primo dei non eletti (subentrato alla vittima) già sfiorato dalle confessioni del pentito della 'ndrangheta Nucera. Nelle indagini su Fortugno il nome di Crea spunta perché tal Giuseppe Marcianò, amico di uno dei killer e precedentemente arrestato per armi e droga, aveva lavorato alla sua segreteria politica. Successivamente in manette c'è finito il padre, Alessandro Marcianò, caposala dell'ospedale di Locri.
Un problema rischia poi di diventare la vicenda di Enzo Sculco, capogruppo della Margherita alla Regione, arrestato il 2 aprile 2001 quand'era vicepresidente della Provincia di Crotone per corruzione, turbata libertà degli incanti, estorsione e truffa. Si aspetta la Cassazione: se confermerà le condanne, Sculco dovrà abdicare. Quanto a Pietro Amato, presidente della commissione sanità, a dicembre ha subito in ufficio una perquisizione dei carabinieri. Nell'operazione «Rima» contro la cosca Fiarè è stato invece inquisito Pietro Giamborrino, consigliere regionale della Margherita e componente della commissione antimafia regionale. I detrattori di Loiero nel calderone mettono inoltre Leopoldo Chieffallo, consigliere regionale del nuovo Psi, in manette nel '94 per lo scandalo di uno stabile di proprietà dell'Esac: in sede penale la posizione di Chieffallo si è prescritta, in sede contabile è subentrata la condanna. Assolto penalmente, meno eticamente per i suoi incidentali rapporti con esponenti della criminalità, è Cosimo Cherubino, consigliere regionale dello Sdi, il cui nome viene evocato da alcuni mafiosi sott'intercettazione in correlazione al boss Antonio Commisso. C'è poi Antonio Borrello, consigliere Udeur, già sindaco di Pizzo Calabro quando un decreto del presidente della Repubblica mise il sigillo sull'illegalità diffusa nella sua amministrazione. Si ritrova nei pasticci con la Corte dei conti per i regali di rappresentanza del Natale 2003. E ancora. Pasquale Tripodi, assessore regionale Udeur, è finito in tv per aver fatto assumere le cugine nel Concorsone regionale, e su L'Espresso per l'amicizia con tal Fortunato Laface, sorpreso con bombe a mano e pistole. E che dire di Sergio Stancato, ex assessore all'Ambiente, oggi consigliere con Mastella, transitato per il carcere il 7 maggio 1988 per una storia di tangenti? Mario Pirillo, assessore all'Agricoltura, dai suoi problemi ne è uscito indenne. In primo grado.