Dalla Calabria al volo in Albania: ecco le soluzioni per «graziarli»

Carne da macello, ottima per il sugo da polenta, oppure animali in esilio, sparpagliati per numerosi parchi naturali d'Italia e non solo. Nuda e cruda sintesi di quello che sarà il destino dei seicento caprioli in sovrannumero che la regione Piemonte ha prima conteggiato e poi condannato alla fucilazione - è proprio il caso di dirlo - per mano dei cacciatori della zona. Un'ipotesi che ha indignato il mondo ambientalista e non solo: il coro di proteste è stato fin da subito ben nutrito e soprattutto eterogeneo. Vittorio Sgarbi, Franco Frattini, il presidente della regione Calabria Agazio Loiero, fino ad arrivare al ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: questi alcuni dei nomi eccellenti che in questi giorni hanno speso parole e proposte per salvare dal piombo i bambi alessandrini. Non importa che, come ha ricordato l'assessore regionale all'Agricoltura Mino Taricco, si tratti di una procedura standard in uso in tutta Italia per controllare la popolazione faunistica: fermare le doppiette a tutti i costi, questa la parola d'ordine fin dal primo momento. Soluzioni alternative? Due, fondamentalmente: la prima in ordine di tempo, la più spontanea, è stata quella di adottare i caprioli. Idea che porta la firmata Sgarbi, che se l'è presa con «una legislazione che proibisce ai bambini di allevare un bambi, ma incentiva gli adulti ad abbatterne a centinaia». Proposta indubbiamente romantica, ma poco praticabile, vista la natura squisitamente selvatica della specie in questione. Più concreto ed efficace il governatore calabrese: la sua richiesta di ospitare nei parchi naturali di quella regione almeno parte degli esemplari ha avuto successo e cento caprioli saranno trasferiti al sud.
Ora sono in ballo i restanti cinquecento, e i tentativi di trovar loro una sistemazione per scongiurare il pericolo dello «sterminio» vanno avanti da qualche giorno. A dare una nota di internazionalità alla faccenda ci ha pensato il capogruppo Sdi al consiglio regionale piemontese Luigi Sergio Ricca, che ha scomodato perfino l'Albania: «il Governo albanese ha segnalato la necessità di ripopolare i parchi impoveriti dai conflitti che hanno interessato l'area», ha ricordato l'esponente del partito di Boselli, chiedendo che fosse verificata la fattibilità di questa singolare migrazione alla rovescia. Ma è dopo la discesa in campo del vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini, il quale ha definito «sconcertante» l'abbattimento dei caprioli, che il governatore piemontese Mercedes Bresso ha reagito un po' seccata ma lapidaria: «La gente assiste indifferente alla morte di bambini in Libano e poi scatena il putiferio per i caprioli».
A riportare il sereno, alla fine, ci ha pensato il ministro Pecoraro Scanio: dal suo dicastero è partita la promessa di occuparsi del trasferimento degli animali in eccesso in altri parchi. Certo, niente di più che una dichiarazione di intenti, per quanto autorevole. Ma se dovesse essere seguita da un piano concreto, allora i caprioli e i loro difensori potrebbero davvero festeggiare la loro vittoria in questa strana battaglia di mezza estate.