Calano le cene al ristorante: -12%

L'allarme dell'Adoc: diminuiscono le presenze nei
ristoranti, mentre aumenta il costo di una cena. Mangiare in un
ristorante di media qualità costa il 14,2% in più rispetto al 2007

Roma - Diminuiscono le presenze nei ristoranti, mentre aumenta il costo di una cena. Mangiare in un ristorante di media qualità costa il 14,2% in più rispetto al 2007, in uno di alta qualità il 13,1%, in una pizzeria si spendono circa 3 euro in più a persona (+20%), come in un locale etnico (+12%). È quanto emerge da un’indagine Adoc sui prezzi praticati dai ristoranti.

Calano le cene al ristorante Rispetto al 2007 è stato registrato un aumento medio del 16,8%, con punte massime del 20% per pizzerie e locali etnici. "I rincari dei prezzi dei beni alimentari dell’ultimo anno hanno - spiega il presidente, Carlo Pileri - necessariamente portato ad un rialzo del costo di una cena al ristorante, causando anche un vistoso calo delle presenze, in media del 12,6%. Gli avventori di un ristorante medio sono diminuiti del 25%, di un ristorante etnico del 17%". Una diminuzione che interessa sia i ristoranti rimasti aperti nelle città d’arte come Roma, Firenze e Venezia, che quelli siti nelle località balneari. In rialzo invece le pizzerie e le pizze a taglio, che vedono incrementate del 2% le presenze, grazie ai prezzi più vantaggiosi rispetto alle alternative. Ed è una scelta che conquista sempre di più anche i turisti stranieri, per cui registriamo un aumento delle presenze del 12% rispetto al 2007.

Aumenta il costo della vita Con l’aumento del costo della vita, afferma Pileri, "è sempre più difficile permettersi una cena fuori. O si rimane a casa o, al massimo, si va in pizzeria. Il settore della ristorazione, vitale per la nostra economia, va rilanciato. Non con fragili iniziative unilaterali, ma mediante accordi con le associazioni dei consumatori, al fine di ribassare i menu".

I buoni pasto I ristoranti sono anche meta abituale dei possessori di buoni pasto, che l’Adoc giudica inadeguati al costo della vita. "In Italia il valore dei buoni pasto è fermo da 15 anni a 5,35 euro, inadeguato al costo della vita - continua Pileri - mentre negli altri Paesi europei l’adeguamento è già stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, il 68% in più dell’Italia, in Francia 7 euro (+30%), in Portogallo 6,70 euro (+25%). Con un buono pasto oggi non si riesce a comprare neanche un pasto completo, bastano appena per un tramezzino e un succo di frutta. Considerato che ci sono circa 100mila ristoranti convenzionati e circa 2 milioni gli utenti giornalieri, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche. Inoltre, crediamo si dovrebbe abolire l’asta al ribasso per l’aggiudicazione e il pagamento entro 30 giorni all’esercente. Altrimenti i ristoratori, spiega l’Adoc, »scaricano sui consumatori, attraverso l’aumento dei prezzi al dettaglio, il rischio di impresa, determinando un aumento inflattivo significativo che va a danneggiare gravemente anche chi non possiede il buono. Infine occorre dare maggiori fondi e compiti alla Guardia di finanza, per combattere l’evasione fiscale. Che nel settore della ristorazione appare crescente. Ormai le ricevute fiscali sono diventate un fenomeno raro, in via d’estinzione".