«Tra calcetto, doping e Viagra sono un uomo da dimenticare»

da Roma

In fondo quell'ora di calcetto te la porti dietro tutta la vita, in maniera così naturale, senza accorgertene. Che di anni tu ne abbia 20, 30 o 50. Solo che se hai raggiunto la mezza età può capitare che ti trovi come Vittorio, il personaggio a tratti un po' laido di Claudio Bisio, nella spumeggiante commedia Amore, bugie & calcetto (sottotitolo: L'Abc della vita moderna) diretta da Luca Lucini (bravo nel riuscire a rendere epiche le mini partite), prodotta da Cattleya e distribuita dalla Warner in più di 250 copie venerdì prossimo. La sua vita è un pressing asfissiante, divisa tra affari di cuore e di lavoro, segna in campo e in camera da letto con la giovanissima amante Viola (Chiara Mastalli), aspirante attrice oggetto del desiderio di suo figlio Adam (Andrea Bosca). Sarà però l'ex moglie Diana (Angela Finocchiaro), brillante cardiologa, a rimetterlo in sesto quando un malore lo coglierà e ne svelerà i trucchi. Che, tanto per rimanere uno splendido «ragazzo» cinquantenne, si chiamano viagra e doping. Banditi gli aiutini, il passaggio dall'attacco in difesa è breve, a calcetto ma naturalmente anche a letto. E per descrivere il suo personaggio Bisio non usa mezzi termini: «È uno dei ruoli più negativi che ho fatto al cinema. Ha il riscatto finale anche se rimane, comunque, un po' str.... Sono però felice che sia un film corale perché quando ho interpretato La cura del gorilla ho sentito una responsabilità molto più forte. E poi qui mi affascinava il tema portante del figlio e dei figli, di chi li aspetta, di chi li ha avuti».
Sì perché se da un lato i sette maschi del film fuggono dalle pressanti mansioni quotidiane, scatenandosi nell'ora d'aria del giovedì sera a calcetto, è anche vero che, come dice ogni mister che si rispetti, «in campo si è come nella vita». Uno specchio. Così alla fine i problemi di tutti i giorni entrano direttamente nello spogliatoio. Come ammette con ironia anche Claudio Bisio: «In genere in quelle occasioni vincono le cose superficiali, come la donnina nuda sul telefonino, ma poi c'è il momento dello sfogo, raro esempio di autocoscienza maschile». Che diventa però una valanga. Con Lele (Filippo Nigro) a lamentarsi del suo matrimonio con Silvia (bel ritorno al cinema di Claudia Pandolfi) che, dopo 12 anni, è alle corde anche perché i figli hanno il sopravvento sulle esigenze di coppia. Poi c'è Piero (Andrea De Rosa) studente universitario che pianifica tutto, sconvolto da un'inaspettata maternità della fidanzata Martina (Martina Rocco). Ed ecco affacciarsi il tema dell'aborto. Fortuna che c'è lo splendido personaggio del Mina (Giuseppe Battiston), giornalista panchinaro divorziato e tabagista che entra in campo solo per le sue devastanti punizioni bomba ma che sa anche dare i giusti consigli.
Un microcosmo maschile, corredato dalle figure di Filippo il rampante (Pietro Sermonti) e dal sagace Venezia (Max Mazzotta), sapientemente sceneggiato da Fabio Bonifacci (suo anche l'omonimo romanzo del film edito da Mondadori) che ha messo molta della sua esperienza di giocatore dilettante: «La cosa bella dello spogliatoio è quando ti confidi perché gli uomini in questo fanno molta più fatica delle donne che, invece, riescono a trovarsi per parlare». Già le donne. Scherza Angela Finocchiaro: «Mi dispiace che noi non abbiamo gare di ferro da stiro, oltretutto ci manca proprio questa forte capacità ludica. C'è un mistero per me nel gioco del calcio che non riesco a cogliere». Mentre Claudia Pandolfi le domande neanche se le pone: «Tutti i miei fidanzati, ma anche mio padre, non hanno mai rinunciato all'appuntamento calcistico settimanale».
In questo senso Amore, bugie & calcetto, con tanto di partita finale con campioni come Schillaci, Tacconi e Rizzitelli, una piccola risposta la dà.