Calciatori troppo veloci si «rompono» ogni 37 ore

L’Inter c’è l’ha fatta, prima remuntada della stagione. In testa alla classifica degli infortunati c’era la Juventus per merito di Krasic, Legrottaglie, Buffon, Traorè, Rinaudo, Lanzafame, Grygera, Iaquinta, Manninger, Chiellini, De Ceglie e Martinez, dodici in tutto. Poi l’exploit nerazzurro nonostante il recupero di Cambiasso e Stankovic, adesso sono undici in una infermeria dove ormai c’è posto solo in piedi, ultime file, da lì il campo è lontano, si vede male.
Il resto del campionato comunque non sta benissimo, prima dell’inizio della 13ª giornata siamo a quota 116 infortunati, per qualcuno ancora peggio: «In questo momento ci sono circa duecento infortunati», ha dichiarato l’esperto di tattiche Rai Adriano Bacconi. E quasi il 51 per cento degli infortuni è di natura muscolare. Non si può neppure imputare al freddo, o a un periodo con variazioni termiche sensibili, la causa dell’epidemia perché già alla nona giornata si registravano 77 infortuni in 90 partite.
Pare che la principale causa sia la velocità, il calcio non ha fretta ma non ha neppure tempo da perdere e si corre molto con scatti e accelerazioni improvvise. A farne le spese sarebbero proprio gli adduttori. La Uefa ha avviato una ricerca in cui si evidenzia come in una rosa di 25 giocatori circa una decina di loro nell’arco della stagione accusino problemi alla coscia e sette di questi in particolare agli adduttori. La media europea sarebbe di 45 infortuni per squadra. Dopo aver scartabellato i referti medici di 70 club europei per otto anni, l’Uefa avrebbe anche scoperto che il calciatore è una macchina quasi perfetta, quindi con un’autonomia limitata, che si rompe ogni 37 ore di gioco, 24 partite.
Poi ci sono le eccezioni, Gigi Casiraghi da una parte, Javier Zanetti dall’altra. E così proprio l’Inter sembra intenzionata a cedere lo scettro del primato più triste della serie A. Rafa Benitez incentiverà i programmi soggettivi, allenamenti singoli per ogni calciatore, un menù personalizzato che dovrebbe evitare massacri di gruppo. Insomma ogni calciatore avrebbe un diverso grado di sopportazione della fatica.
Del resto, senza essere scienziati come dice Mazzone, appare alquanto intuitivo che un carico di lavoro sopportabile da Dejan Stankovic sia difficilmente sopportabile per Philippe Coutinho. A occhio.