Calcio: caccia alla volpe nerazzurra Milan e Roma cercano di avvicinarsi

In tanti credono che il titolo non sia già assegnato. <strong><a href="/sport/qui_inter/28-02-2010/articolo-id=425672-page=0-comments=1" target="_blank">Nerazzurri</a></strong> dimezzati a Udine, il <strong><a href="/sport/qui_milan/28-02-2010/articolo-id=425669-page=0-comments=1" target="_blank">Milan</a></strong> e la <strong><a href="/sport/qui_roma/28-02-2010/articolo-id=425671-page=0-comments=1" target="_blank">Roma</a></strong> per l'aggancio

La venticinquesima un anno fa: l’Inter aveva vinto a Bologna con un gol di Balotelli subentrato da soli due minuti a Maxwell e a otto dal termine. Anche le altre tutte vittoriose, ma in classifica vantaggi pesanti, la Juventus a nove punti, il Milan a undici, la Fiorentina a quattordici, la Roma a sedici. Così si presentava la giornata numero 26 della stagione 2008/09 al primo marzo, quasi un anno esatto da oggi ma scenario attuale sensibilmente cambiato. Adesso gira la voce che lo scudetto non sia già assegnato e ci credono in tante, soprattutto Milan e Roma, rispettivamente a quattro e cinque punti.
La svolta dopo i tre pareggi consecutivi dei campioni d’Italia, lo 0-0 di Napoli, l’1-1 nel recupero di Parma, la Samp a San Siro senza reti. Il vantaggio dell’Inter, che alla 23ª era di otto punti sulla Roma e dieci sul Milan, si è ridotto all’osso, e ora Udine diventa una trasferta delicatissima anche per i quattro squalificati Samuel, Cordoba, Cambiasso e Muntari che costringono lo squalificato Mourinho a ridisegnare la difesa e cercare nuove forze in mezzo al campo. Proprio mentre la concorrenza sta resuscitando, e senza gridarlo forte sente il vento che sta girando dopo anni nel gregge. Totti fa: «Questo è un gruppo eccezionale dove chiunque arriva si trova a suo agio. Sognare è lecito ma non dobbiamo perdere di vista la realtà: questa squadra ha fatto bene proprio perché è rimasta sempre con i piedi per terra, affrontando con grande rispetto l’avversario di turno. Dobbiamo continuare a pensare gara dopo gara». Siamo ai classici dell’audacia, ogni partita sarà una finale, dobbiamo crederci tutti assieme, compreso il magazziniere. E come dargli torto, qualcuno ricorda dov’era la Roma quando Luciano Spalletti ha tolto le tende? Il capitano fa capire che la squadra di Ranieri adesso può pensare in grande, unico vero nemico non è l’Inter, no, è l’entusiasmo che da queste parti ha spesso fatto danni atomici. E c’è spazio anche per il clamoroso rientro in Nazionale, potenza della classifica, perché Totti, il grande Totti, non è stato ancora il vero trascinatore di questa rinascita Roma.

Oggi gioca a Napoli, De Laurentiis parla come Mosè appena sceso dal monte e sentenzia, ha fatto un gran lavoro ma non è certo se gli convenga entrare in Champions: «Inutile se poi esci al primo turno, perdi solo denaro e illudi». Giusto, però spiega che sogna un campionato europeo e allora sbanda, o almeno fa sbandare chi lo segue. Non sarà facile per Totti e compagni, il Napoli è lontano ma come la Roma, di cui non ha l’organico, con un paio di giornate favorevoli potrebbe farsi nuovamente sotto, alla diciannovesima era a soli quattro punti dal secondo posto.

Il Milan resta ancora più in cesta della Roma, ma ricorda come quattro punti in meno in classifica sarebbero due in più se i risultati dei derby fossero invertiti. Leonardo sta alzando la testa ogni giorno un pochino di più, glielo impone il ruolo e il confronto con José. Intanto fuori un equivoco, in realtà gioca con una sola vera punta di ruolo, Inzaghi, Borriello e Huntelaar si battono per una maglia, si chiama tridente perché poi ci sono Pato e Ronaldinho, schema che dà ragione a Leonardo. Arriva l’Atalanta e i risultati dicono che il Milan va fuori giri con le piccole, specie a San Siro. Se dici rimonta, a Milanello tutti si toccano: «È normale che viviamo con il pensiero costante di conquistare cose importanti - fa Leo - poi però bisogna fare le valutazioni quotidiane in base alle nostre possibilità. Il cammino è ancora lungo, in questo campionato ci siamo già trovati vicini all’Inter e adesso siamo di nuovo lì. Non ha senso parlare di rimonta, è un torneo equilibrato in cui si attraversano momenti diversi».

Poi eventualmente c’è l’Inter, non improvvisamente abituata a restare in cima, organico nettamente superiore al resto della classifica, miglior difesa, miglior attacco, maggior numero di vittorie, migliore coppia gol del torneo con Milito-Eto’o. In nove contro la Sampdoria ha rischiato di vincere e, casini inenarrabili nel tunnel a parte, a fine gara i doriani parlavano di grande prestazione, tiri in porta zero. L’Inter ha la rosa per giocarsela su tre fronti, le altre no, la Roma è fuori dall’Europa, il Milan dalla coppa Italia e non è il caso di stracciarsi le vesti. L’Inter si sente talmente forte da giocarsi tutto, a fine febbraio ha quattro punti di vantaggio in campionato, ha vinto l’ottavo di andata di Champions e la semifinale di andata di coppa Italia, di più era impossibile, chi vede cedimenti nei campioni d’Italia sta guardando un altro campionato.