Il calcio cambia padrone: Mondiali in Russia e Qatar

La Fifa ha scelto, dietrologi scatenati. Gli arabi: tre miliardi di dollari nella costruzione di 12 nuovi avveniristici impianti La rabbia degli sconfitti. Cameron: "Non è bastato presentare la migliore candidatura". Obama: "Decisione sbagliata"

Milano - Russia e Qatar fanno festa, gli altri si leccano le ferite. Non sono bastate la zazzera bionda di David Beckham, le conturbanti forme del body di Elle MacPherson o il premio Oscar di Morgan Freeman: il mondo pallonaro assetato di nuovi danari guarda a Est. Nel 2018 mondiali in Russia, nel 2022 in Qatar che ha già promesso 3 miliardi di dollari per la costruzione di 12 nuovi avveniristici impianti.

«Andiamo verso nuove terre e come presidente della Fifa sono orgoglioso di parlare dello sviluppo di questo sport» ha esultato Sepp Blatter al termine della cerimonia di assegnazione: insomma più della tradizione calcistica (il Qatar non ha mai partecipato a un mondiale e la propria nazionale è ferma al 113º posto del ranking Fifa), ha potuto l’ondata economica di gasdotti e petrodollari.

Si giocherà nel 2018 per la prima volta in Russia. «Un segnale di fiducia nei nostri confronti», le prime festanti parole del primo ministro Vladimir Putin, mentre il presidente russo Medvedev dava l’annuncio della vittoria attraverso la propria pagina di Twitter. «Il Paese farà tutto quello che ci sarà bisogno per organizzare l’evento ad un alto livello - ha aggiunto Putin -, ma ci sarà molto da fare come stadi, aeroporti, hotel e strade». E tanto per iniziare, giusto per non farsi mancare nulla, ecco il primo giallo: «Blatter è nostro alleato, per cui sarà la Russia ad ospitare i Mondiali del 2018», scriveva il sito del quotidiano russo Izvestia ancor prima dell’annuncio ufficiale di Blatter. Se poi si aggiunge che il virgolettato è comparso e scomparso nel giro di pochi minuti, tanto basta per solleticare le fantasie di complottisti dell’ultima ora.

Si giocherà nel 2022 nel minuscolo territorio del Qatar, in stadi che gli organizzatori preannunciano raffreddati con aria condizionata. «Questa è una pietra miliare per il Medio Oriente - il pensiero dello sceicco Mohammed bin Hamman al Thani -. È il momento giusto, abbiamo un appuntamento con la storia. Grazie per la fiducia, non vi deluderemo». E a chi accenna a una polemica come il senatore della Lega Stiffoni che spiega come «una scelta più idiota non poteva essere fatta: forse i componenti della Fifa sono stati abbagliati dai petrodollari», lo sceicco risponde provando a dribblare tutti quei pregiudizi che adombrano l’emirato: «Si diceva che da noi fa troppo caldo: è un pregiudizio infondato, legato anche alla errata convinzione che il Qatar sia un piccolo Paese. E stiamo lavorando per creare una lega femminile: anche sulla condizione della donna in Medio Oriente ci sono tanti pregiudizi».

Le facce della sconfitta, invece, hanno il volto di David Beckham che, con il principe William, si era speso in prima persona per la candidatura inglese. «Dobbiamo chiedere scusa a tutti i nostri tifosi, li abbiamo privati del più bell’evento sportivo al mondo» la riflessione di Beckham, prima della postilla velenosa del primo ministro Cameron sulla scelta della Russia che deve ancora costruire 13 dei 16 stadi che accoglieranno il Mondiale del 2018: «Secondo la Fifa noi abbiamo presentato la migliore candidatura sia da un punto di vista tecnico che commerciale, siamo anche grande appassionati di calcio: purtroppo abbiamo scoperto che tutto ciò non è bastato».

Per gli Stati Uniti, invece, la scelta del Qatar rappresenta una nuova doccia fredda, dopo quella subita nell’ottobre dello scorso anno quando il Cio scelse Rio de Janeiro per i Giochi del 2016, snobbando Chicago, candidatura per la quale era sceso in campo anche il presidente Obama. «Avremmo capito perdere dall’Australia, ma contro il Qatar... Va bene che hanno il petrolio, ma non abbiamo mai sentito parlare del loro campionato» il commento levatosi Washington, dove un centinaio di tifosi si era riunito per seguire la cerimonia. Ancora più duro il commento di Barack Obama: «Penso che sia stata una decisione sbagliata». Tra 8 anni le prime risposte.