Calcio, cinema e miss Così Bagdad ritorna alla normalità

Violenze in calo del 60%. Prima sfida tra le squadre dei quartieri sciiti e sunniti

Il concorso di bellezza alla faccia degli integralisti, la partita di calcio fra sciiti e sunniti, che fino a pochi mesi prima si massacravano, il film festival dopo due anni di cinema chiusi a colpi di bombe dimostrano che a Bagdad si torna a respirare. La situazione in Irak sta migliorando, grazie alla granitica dottrina del generale David Petraeus e ad i 30mila soldati americani in più inviati dalla Casa Bianca.

«Siamo ad una svolta da non confondere con la vittoria finale» scrive Stratford l’agenzia privata di intelligence che monitora l’Irak. Ieri e due giorni fa sono tornate a riesplodere le autobombe nella capitale provocando 15 morti ed una cinquantina di feriti. Colpi di coda di Al Qaida spodestata dai suoi santuari a Bagdad. Gli iracheni, però, sono subito tornati a fare acquisti a Kharrada, il quartiere dei negozi, dove si spazzavano dalle strade i vetri infranti dalle esplosioni. Abu Hiba, proprietario di una profumeria ha dichiarato: «Karrada è sempre stata un obiettivo, perché simbolizza la stabilità. Questi attentati sono gli ultimi spasmi di una bestia morente».

Il 3 dicembre, nonostante le minacce fondamentaliste, il Seid club ha ricominciato, dopo anni, ad indire concorsi di bellezza. Il club si trova nell’esclusivo quartiere Al Mansur. Ai tempi della dittatura era frequentato da Uday e Qusay i figli di Saddam Hussein. Ragazze fra i 15 ed i 25 anni hanno partecipato con entusiasmo al concorso. La corona di reginetta è andata a Seinan Salej che studia per diventare dentista. Ieri il quotidiano Usa today raccontava che il famigerato quartiere di Ghazaliyah, diviso fra sciiti e sunniti, ha cambiato volto. Prima della «surge», la strategia di Petraeus, gli attacchi alle truppe americane erano di 25 al giorno. Negli ultimi tre mesi è scoppiata solo una trappola minata.

Il segnale del cambiamento più evidente è una partita di pallone al posto delle faide confessionali. Il 23 novembre, i leader del quartiere hanno disegnato un campo di calcio in quella che era la terra di nessuno. Poi sciiti e sunniti si sono sfidate con due squadre rigidamente «confessionali». Una partita impensabile fino a luglio, che è finita con la vittoria degli sciiti per 2 a 0 e nessuna protesta. In Irak sono già rientrati 25mila profughi, non tantissimi, ma abbastanza per far capire che la guerra civile è sopita. Nello stesso quartiere di Ghazaliyah, dove ogni mattina trovavi per strada i corpi massacrati delle faide fra sciiti e sunniti, stanno rientrando i rifugiati. Dieci famiglie sunnite ed altrettante sciite sono tornate nelle loro case.

A causa della ferocia terrorista che puntava sempre ai luoghi affollati, gran parte dei cinema di Bagdad hanno chiuso i battenti. Per sottolineare la svolta che si respira nella capitale, fra il 26 ed il 29 dicembre si terrà il «Bagdad international film festival». Dopo due anni di sosta forzata a causa degli attentati. Le pellicole in concorso saranno 55 provenienti soprattutto da paesi arabi come l’Egitto e l’Arabia Saudita, ma pure dalla Francia, il Belgio, la Danimarca e le Filippine. Ieri il generale Petraeus ha dichiarato che le violenze in Irak, negli ultimi sei mesi, «sono diminuite del 60%, ma non si può ancora cantare vittoria».
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