Calcio delle figurine, le bandiere vanno dietro le scrivanie

C’è sempre voglia di figurine. L’album era vuoto e anche gli americani che bruciano il passato, se ne fregano del futuro e dicono che life is now, hanno capito che è arrivato il tempo. Dunque Edson Arantes do Nascimento torna ai Cosmos di New York come presidente, l’operazione nostalgia ricomincia dal re, dal più grande in assoluto, nero in un’epoca di dominio bianco, giovanissimo campione del mondo in Svezia. È il football che per fuggire in avanti rilegge il proprio passato, è il calcio che si sta accorgendo che l’ansia del business ha cancellato la passione del gioco, il divertimento, il calcio del bambino a un pallone, la gioia del gol. Se ne sono accorti anche a Roma, alla voce federazione italiana giuoco calcio. Se ne sono accorti dopo le torte in faccia prese in Sudafrica prima e in Francia dopo, con la nazionale degli ex campioni e con quella delle speranzielle azzurre derise da tutti, spagnoli per ultimi Se ne sono accorti e pensano di prendere in mano l’album e di incollare le figurine gettate nel cestino dei rifiuti. Rivera, Sacchi, Bergomi, Maldini, Baggio, Antognoni, Cabrini si affiancano a Riva e Prandelli, ad Albertini. La squadra ci sarebbe pure, l’allenatore anche ma dove sta il progetto? Chi fa chi e chi fa cosa? Sotto la divisa, niente. C’è voglia di riempire l’album e di regalarlo ai tifosi che sono randagi, traditi dall’Italia del Jesse James di Viareggio, abbruttiti da una crisi tecnica generale che non vede la luce.
Baggio capo del settore tecnico è un’idea, manca la polpa, lo stesso campione ha detto di non avere ancora capito quale sarò il suo compito effettivo. Rivera che si occupa delle scuole è una proposta ma chi lo sorregge? I club professionistici? Ma per favore! Lo stesso gigante del Milan e della nazionale che furono, ha ribadito che non intende fare la comparsa, come è accaduto ad altri suoi predecessori o prossimi sodali di lavoro.
Non è un problema di cognomi, anche illustri, tutta gente che ha fatto la cronaca e poi la storia del nostro calcio; la questione è culturale, aggettivo inflazionato e di ardua comprensione per il popolo della moviola e del devi morire. Dove sta e dove va il nostro calcio che si azzuffa anche nelle amichevoli d’estate? Dove stavano i neodirigenti e neoallenatori che hanno invece disertato la trasferta francese della Under 19, anch’essa protagonista di risse ed espulsioni? Chi, dei cognomi citati, si prenderà cura dei rapporti politici, diplomatici, organizzativi, sportivi con l’Uefa e con la Fifa? Chi ha la statura e la personalità necessarie per prendere una decisione, anche sgradita, comunque definitiva per l’intero sistema? La Lega viaggia su un binario, la Federcalcio su un altro, in mezzo si balla e allora i nuovi assunti rischiano di ritrovarsi a villa Arzilla, nel circolo delle vecchie glorie che ogni tanto si riunirà a Coverciano e a Roma, ricordando il passato, per parlare del futuro, trascurando il presente. Comunque l’album non è ancora completo, alla formazione manca un portiere. Chi lo convoca?