Calcio e cocaina, sconto a Flachi La squalifica è lunga 16 mesi

Riduzione di otto mesi rispetto ai 24 previsti dalla legge, riconosciuta l'attenuante della "casualità". L'attaccante della Sampdoria positivo a un controllo antidoping dopo la partita del 28 gennaio contro l'Inter

Roma - La Commissione Disciplinare della Lega Calcio ha squalificato per 16 mesi l’attaccante della Sampdoria Francesco Flachi, positivo a cocaina durante un controllo antidoping effettuato lo scorso 28 gennaio dopo la gara contro l’Inter. Flachi, 32 anni, gioca con i blucerchiati dal 1999-'00. Nella stagione appena terminata ha disputato 13 partite, realizzando 4 gol.

Il processo La Disciplinare, presieduta da Stefano Azzali e composta anche da Lucio Colantuoni ed Eugenia Croce, ha optato per Flachi una riduzione di otto mesi sui canonici 24 di squalifica per doping. Nelle motivazioni del provvedimento viene ricordata "la circostanza che il Flachi è stato in passato sottoposto a numerosi controlli, tutti con esito negativo", "la condotta dell’incolpato nel corso del dibattimento odierno e della occasionalità del fatto, compiuto in presenza di una particolare situazione personale e familiare (con esclusione di un uso sistematico da parte del deferito di sostanze vietate)", fattori che giustificano uno stop di 16 mesi.

La sentenza La positività a cocaina è sanzionabile in quanto integra la violazione dell’articolo 2.1 del regolamento antidoping del Coni ed è una sostanza presente nella lista di quelle proibite dai regolamenti internazionali. Le circostanze attenuanti invocate da Flachi, che nella memoria difensiva ha messo in evidenza come la cocaina sia vietata soltanto "in competizione" e l’assunzione fosse stata inconsapevole, non sono state accolte dalla Disciplinare. Flachi, infatti, è risultato positivo in un controllo antidoping effettuato "in occasione" di una gara alla quale ha partecipato, quella contro l’Inter del 28 gennaio. Inoltre, la Commissione ha ricordato che "per costante giurisprudenza applicativa della normativa antidoping, gli atleti sono responsabili di ciò che ingeriscono e della condotta delle persone a cui affidano i loro alimenti e le loro bevande; a maggior ragione, essi sono responsabili della condotta di persone sconosciute atta a far loro ingerire, bere o, come nel caso specifico, fumare sostanze di incerta composizione".