Un calcio al fair play di Platini per riparare mezza serie A

Andrea Agnelli si è spiegato con un paragone a lui caro: «Abbiamo messo benzina nel motore». Appunto, l’altro giorno aveva sostenuto che era stato messo gasolio anziché benzina. Quando? Da chi? Dalla precedente triade o da questa? Comunque la si veda i conti della Juve sono in sprofondo rosso. Adriano Galliani si è messo le mani davanti agli occhi, come quando vede un gol di Ibrahimovic, e ufficializzato una verità: «Spendiamo come pazzi, eppoi parliamo di fair play finanziario». Vero, anche se l’occhio del dirigente milanista era rivolto soprattutto al Chelsea e al Liverpool. Si parla di calcio inglese, che poi è quello che ha fatto andare su tutte le furie Platini, spingendolo ad inventare il fair play finanziario. Cifre da capogiro. Ma spesso pagano cash. Il Chelsea ha speso 80 milioni, 58 dei quali solo per Fernando Torres, un record di spesa degno di Abramovich e delle sue lune: ha tenuto per due anni Ancelotti a pane e acqua ed ora, che se la vede brutta, ha inondato il mercato con i suoi rubli (dollari? euro? sterline?) e ha comprato due giovani (lo stopper Luiz del Benfica, 23 anni e Fernando Torres 26) che garantiscono futuro e forse miglior passo nella stagione.
Il Liverpool ha fatto forse di peggio mettendo sul banco 66,5 milioni per Andy Carroll, giovane di belle speranze, ma con un ginocchio ballerino, e Luis Suarez il bomber uruguayano dell’Ajax. Impensabile che il Liverpool vinca lo scudetto. Eppure!
Ecco, qui sta il vero punto di domanda per fare pollice alto o pollice verso alla poca parsimonia del nostro campionato. Vedono bene gli inglesi che spendono e, in qualche modo, riusciranno a rientrare dai costi in vista del fair play finanziario? Oppure i nostri dirigenti sbagliano troppo, sprecano danari, fanno danni pur spendendo meno? Se raffrontiamo le spese, si arriva a una differenza di soli 7 milioni in meno, spesi in inverno. Non depone a favore di competenza e capacità dei nostri dirigenti. Le squadre si formano, si compongono, si strutturano in estate. In inverno dovrebbero essere solo ritoccate. Invece qui il gioco del puzzle si è fatto pesante ed avvincente. Il Milan ha acquisito in tutto 12 giocatori, 5 dei quali in inverno. Moratti aveva fatto catenaccio con Benitez questa estate, portando a casa solo Biabiany. Neppure volesse punirlo. Un po’ come un marito che, per contraccambiare la moglie che lo ha tradito, si tagli i cosiddetti. Sai che piacere! Talvolta è un problema di competenza calcistica: Moratti non ha capito che servivano giocatori e ora ha rimediato passando dai «+ 48 milioni» incassati in estate ai «meno 20» spesi in un mese. E nel frattempo ha messo a rischio il campionato.
La Juve, invece, non ci ha capito niente, né in estate né in inverno. Qui i dubbi sulla competenza sono molto più sostenuti, anche se le cifre nascondono il flop. Matri verrà pagato in tre rate, è arrivato in prestito, ma costerà quanto Pazzini che, per ora, ha caratura superiore. Marotta ha comprato valanghe di uomini di fascia (tra terzini e esterni) e non c’è uno che garantisca futuro e presente. Agnelli ha già 40 milioni di debiti da saldare, ma in realtà dovrebbe spenderne altri 80 per l’ennesima campagna acquisti. Ha acquisito (ci sono anche Toni e Barzagli) 5 giocatori, ma tutti pensano solo all’ultimo (Matri), perché gli altri non hanno gran sostanza.
Il Genoa ha fatto la parte dello scialacquatore (-33 milioni), addirittura raddoppiando le perdite nel mercato invernale. Ma a qual fine? Invece la Sampdoria, tradizione genovese rispettata, ha chiuso con un bel conto in attivo (13,9 milioni) ma ha praticamente smantellato la forza della squadra. E qui siamo al famoso cane che si morde la coda: è meglio guadagnare e ridimensionare una squadra o puntare in alto senza dimenticare che, giocare in serie A o in una coppa, porta milioni in cassa?
Oggi tutti dicono: dovremmo giocare meno per comprare meno giocatori. Già, ma chi vuole il campionato a 20 squadre? Le società e le Tv. Ma non sempre l’unione fa la forza.