Il calcio ferma la B e la C. Trasferte sempre più difficili

Ma i cadetti già minacciavano la serrata per i diritti Tv. Applicate con più severità le restrizioni già esistenti

Roma - Poteva essere il giorno dello sciopero della B, arrabbiata a tal punto per la vicenda dei diritti tv da sfiduciare il presidente della Lega Matarrese. Diventerà invece quello dello stop dei cadetti e della C in segno di cordoglio per la vita spezzata di Gabriele Sandri e di condanna della violenza cieca scatenatasi domenica. «Si deve decidere per un gesto significativo, dal mondo del calcio aspetto una decisione esemplare», aveva chiesto il ministro Melandri (tra una gaffe e l’altra nel corso del vertice) durante la tappa intermedia - presente anche il numero uno del Coni Petrucci - di una frenetica giornata di incontri. E il gesto significativo arriva all’ora di cena: ferma la A per la Nazionale, la Figc ha annunciato per domenica prossima lo stop ai campionati di B e C. Oggi, poi, partirà la richiesta agli organismi internazionali di far giocare gli azzurri di Donadoni a Glasgow e quelli dell’Under 21 con il lutto al braccio.

Tutto ciò in attesa di un consiglio federale straordinario, programmato per giovedì 15 alle 10, seguito da un incontro con i presidenti dei club per studiare iniziative di solidarietà, «simboliche» ma di forte impatto mediatico, contro la violenza per il 24 e 25 novembre, giorni nei quali l’attività agonistica riprenderà normalmente. Il vertice romano servirà come momento di confronto tra le società, ma anche per ritrovare quell’unità di intenti perduta sulla questione dei diritti tv. Abete ha annunciato di avere stabilito un programma in quattro punti di azione: «Massima solidarietà alle forze dell’ordine, lotta ad ogni forma di violenza, isolamento dei soggetti che mettono a rischio la convivenza civile nel paese e rispetto per la vita umana. Stavolta il calcio è una vittima, la morte di Gabriele Sandri, gli incidenti di Bergamo e Taranto e i tafferugli di Roma da parte di alcune frange non hanno nulla a che vedere con lo sport. Questi comportamenti non sono più accettabili, dobbiamo stroncare i violenti con le normative già in vigore».

La giornata era iniziata con la riunione «allargata» dell’Osservatorio per le manifestazioni sportive. Dopo la riapertura di credito di qualche settimana fa, il Viminale torna a stringere. L’indice di rischio - attribuito nei consueti incontri del giovedì - non sarà più legato solo alle partite, ma anche ai supporter delle squadre. Dunque, è pronto il pugno di ferro contro le tifoserie violente, alle quali non saranno più consentite trasferte di massa mediante specifiche restrizioni da fissare di volta in volta e riguardanti sia il settore ospiti che la vendita dei tagliandi. «Rafforzando» lo spirito della norma, sempre più aggirato con l’acquisto on line dei biglietti a gruppo. Attualmente, le tifoserie sotto vigilanza speciale in serie A sono quindici e per tutte esiste il rischio-limitazioni. Tale misura sarà mantenuta fino all’adozione della «tessera del tifoso», una sorta di carta di identificazione. Ma le società rischieranno di giocare a porte chiuse se entro il 1° marzo non disporranno di steward adeguatamente selezionati e formati.

Nessuna decisione sull’Olimpico, dopo i fatti di domenica sera: saranno valutate nuove informazioni. Per quanto riguarda le decisioni sugli incidenti di Bergamo, arriveranno la prossima settimana dai giudici sportivi. Probabile la chiusura del settore dei «facinorosi».