Calcio: "guardie e ladri" in campo con la Galeotta

In carcere con la "palla al piede". Per la prima volta in Italia, "guardie e ladri", detenuti e forze dell'ordine, hanno giocato insieme in una squadra di calcio dal nome inequivocabile: la Galeotta. È accaduto nel carcere di Massa Carrara. Trentatré giocatori fra carabinieri, Guardia di Finanza, polizia penitenziaria e galeotti. Otto, per l'esattezza, sono i reclusi liberi di allenarsi tre volte a settimana e di disputare, grazie a permessi orari, anche le partite fuori casa del campionato provinciale di Terza categoria. Senza nessuna scorta. Com'era prevedibile, da una parte si sono schierati gli entusiasti, come lo stesso direttore dell'istituto penitenziario, Salvatore Iodice, ideatore del progetto, e Renzo Ulivieri, testimonial d'eccezione. Dall'altra gli scettici, come Donato Capece, del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, convinto che, passato il primo entusiasmo, finirà tutto in una bolla di sapone. L'iniziativa di Iodice, appoggiata anche da comune e prefetto, ha un obiettivo dichiarato: quello di facilitare il reinserimento dei detenuti nella società perché, spiega il direttore, "il carcere deve diventare un quartiere della città e non un luogo d'emarginazione". Il calcio ne è, nelle sue speranze, il veicolo: "La sua forza trainante è incredibile – sottolinea – ed è capace di abbattere anche le lastre di cemento armato che dividono il carcere dal resto del mondo. Quando si parla di sicurezza si fa sempre e solo riferimento all'aspetto repressivo. Noi, con questo progetto, abbiamo voluto mandare un messaggio opposto. La sicurezza sociale la si garantisce evitando di emarginare i detenuti, perché anche i soggetti che hanno commesso reati possono, attraverso lo sport, reinserirsi nella società". Se possibile, l'ex allenatore di Bologna, Sampdoria e Reggina, Ulivieri, è ancora più convinto della bontà dell'esperimento. "È un progetto interessantissimo – afferma -, non è facile far stare insieme chi non rispetta le regole e chi le deve far rispettare, ma il confronto, lo stare insieme, è l'unico percorso percorribile. Io ci credo, perché il detenuto deve avere almeno la speranza". Per ascoltare qualche critica all'iniziativa bisogna ascoltare il rappresentante del Sappe, Donato Capece: "Noi siamo lo Stato, loro chi vìola le regole e viene punito. Prendo assolutamente le distanze".
GMC