Calcio: i giudici danno ragione ai club e il Barcellona rivuole Lionel Messi

Via al torneo di calcio, ma il tribunale dello sport inguaia la Fifa. Per ora l’argentino resta, mentre Diego e Rafinha aspettano solo un accordo tra i club e il Brasile. Oggi si gioca Italia-Honduras

Pechino - Vogliono strappare il giocattolo dalle mani di tutti noi, bambini con gli occhi grandi davanti alle Olimpiadi. Vogliono rispedire a Barcellona Leo Messi, il pelouche di ogni amante del pallone. Parte il torneo del calcio, ma chissà se sarà brivido o mesto rimuginare di nostalgia. Ce la faremo a godere la chicca del menù? Argentina e Brasile vogliono essere scortate da Messi e Ronaldinho, ma il Barcellona e il Tas di Losanna hanno deciso di guastar la festa. Il tribunale arbitrale dello sport ha emesso sentenza che stravolge i desiderata di federazione internazionale e nazionali, sovvertendo regole sempre in bilico sull’asse d’equilibrio della politica sportiva.

Dice la sentenza che El pulga argentino e i brasiliani Diego (Werder Brema) e Rafinha (Schalke 04) dovrebbero tornare in patria perché «i club possono trattenere i giocatori», salvo aggiungere «ma i calciatori sono eleggibili per i Giochi e quindi si invitano le società in nome dello spirito olimpico e del buonsenso a trovare accordo con la Fifa». Facile lanciar il sasso, eppoi ritirare la mano. Le tre società hanno contestato il dovere di cedere i giocatori alle nazionali (in quanto in età per essere convocati) e si sono rivolte al Tas. La Fifa aveva ricordato i regolamenti permettendo ai tre di partire per la Cina. Ora il contrordine alla vigilia dell’inizio del torneo. Solo un gran pasticciaccio.

La Fifa sta dalla parte delle nazionali, sapendo di essere il principale colpevole di tutto questo: il torneo olimpico non è fra quelli “protetti” dal calendario internazionale ed allora le società non debbono sottostare a leggi che regolano più chiaramente il rapporto tra nazionali e club, è facile svicolare. Barcellona, Werder e Schalke ci hanno tentato. Il giudice ha abboccato. Il calcio ricade nelle sue solite scatole cinesi e rischia di ridicolizzare un torneo che, stavolta, aveva proprio una bella faccia. Argentina e Brasile sono le due potenze dei Giochi, l’Italia sta nel gruppetto delle outsider. Oggi Messi dovrebbe giocare contro la Costa D’Avorio, i brasiliani contro il Belgio, gli azzurri contro l’Honduras. Non c’è confronto fra la proposta spettacolo delle due sudamericane rispetto alle altre.

Blatter ha compreso di rischiare la figuraccia ed ha lanciato l’appello ai club. «Fate partecipare i calciatori all’Olimpiade, per loro è una opportunità unica». La Fifa si è detta rispettosa della sentenza, ma delusa. Per ora i giocatori hanno deciso per tutti. «Messi resta con noi», ha annunciato il ct argentino Sergio Batista. Idea rilanciata da Grondona, il presidente della federazione. «Me lo ha detto di persona», ha sottolineato per rafforzare posizione e volontà del giocatore. L’unico modo per opporsi alla volontà del tribunale.

Sceglie il giocatore, poi toccherà al club punirlo. Ma il Barcellona può permettersi di far la voce grossa con la pulce che rappresenta il suo futuro? Non proprio. Intanto strilla, per voce del general manager: «Messi torna indietro. Il tribunale ci ha dato ragione». In realtà il suo destino verrà deciso da una riunione tra il presidente Laporta e l’allenatore Guardiola. Per quanto riguarda gli altri due è una questione di assicurazione sugli infortuni: se verrà coperta dal Brasile, allora da Werder e Schalke 04 arriverà il disco verde.
Muscoli gonfi e pallone sgonfio in nome di un ideale che l’Olimpiade quasi ha dimenticato: l’importante è partecipare.