Calcio italiano verso il disastro: economico e tecnico

Galliani e Moratti spiegano la forza degli inglesi e la nostra debolezza. Il milanista:«É una crisi economica, non possiamo competere». L'interista: «Sono più forti tatticamente e nella qualità dei giocatori». Ma il nostro pallone poteva accorgersene prima

Dopo la figuraccia, tutti a cercare le colpe. Forse era meglio pensarci prima. C'era qualcosa di preventivabile. Il calcio italiano è in ginocchio davanti a quello inglese. «La principale ragione è economica. Le squadre inglesi hanno ricavi nettamente superiori ai nostri, grazie ai ricavi degli stadi. Se non invertiremo il trend, potremmo retrocedere nel ranking europeo e sarebbe un disastro». Parola di Adriano Galliani che di queste cose se ne intende. Problema economico innanzitutto. Ed infatti gli inglesi comprano e spendono, mentre i club italiani si rifugiano nei giocatori a parametro zero. O chi spende, spende male. Massimo Moratti glissa sul problema, avendo qualche colpa (o essendone vittima) di milioni sprecati per giocatori sbagliati.
Quest'anno l'Inter ha speso 70 milioni di euro per giocatori inutilizzati o scarsamente utilizzati e per ritrovarsi con gli stessi risultati in Europa (eliminata negli ottavi: zero gol l'anno passato, zero quest'anno). Ed allora Moratti preferisce concedere giudizi tecnici: «Le inglesi hanno dato dimostrazione di avere avuto una evoluzione superiore a quella del calcio italiano, sia in termini tattici, sia in qualità dei singoli giocatori». Se poi vogliamo guardare l'Inter nell'intimo... «Abbiamo sbagliato troppi gol e fuori casa non si può sbagliare così. Ma siamo usciti con dignità». Diciamola per intero: cambiano gli allenatori, ma l'Inter continua a sbagliare, soprattutto i gol. E talvolta a non segnarne (vedi alla voce Ibrahimovic).
Diverso il problema per Juve e Roma che tanto hanno sbagliato, ma hanno perso troppi giocatori per poter competere alla pari. Detto questo, il problema economico prevale: le società non possono più pagare stipendi stellari, non sono competitive finanziariamente a livello europeo. «Dieci anni fa eravamo nettamente primi nel ranking europeo e fatturavamo molto di più dei club inglesi e spagnoli, ora dobbiamo cedere il passo. Nel 1990, quando il Barcellona ci chiese Van Basten, il Milan fatturava molto più degli spagnoli. Ora non sarebbe più possibile», spiega Galliani. Ed infatti il Milan, quest'anno, sarebbe stato disposto a cedere Kakà pur di andare all'incasso. E la prossima campagna acquisti sarà all'insegna della fantasia, non certo dei danari.
Allora sintetizziamo: il calcio del campionato italiano (non parliamo di calcio italiano) è molto più povero. Ma anche incapace di scovare talenti a basso prezzo. C'è poca evoluzione tecnica, i giocatori forti non vengono più, ci accontentiamo di vecchie glorie. E non ce ne accorgiamo, credendo che il nostro campionato dica sempre la verità. Invece, dietro a gol e risultati stravaganti, c'è solo una grande mediocrità tecnica. E un deficit economico.