Calcio, mezzo miliardo di tasse da pagare

Le grandi sono a posto, la Lazio ha rateizzato. Galliani sul pallone gonfiato: «Non ci sono né Robin Hood, né sceriffi di Nottingham»

Filippo Grassia

Dal ministero dell’Economia giungono notizie gravissime sullo stato di salute del calcio italiano che deve mezzo miliardo di euro (548.912.308 milioni per la precisione) al fisco, quasi mille miliardi secondo il vecchio conio. Di questa somma solo una parte è stata sospesa (54,2 milioni) o rateizzata (123,2 milioni) grazie alle norme agevolative che hanno innescato una feroce polemica anche in seno alla classe politica. La Lazio, per esempio, è riuscita a rateizzare un debito di 140 milioni e 434mila euro in 23 anni: un accordo da «Guinness» dei primati. Ma la grande parte dei soldi dovuti all’erario (371,5 milioni) è relativa a cartelle esattoriali richieste dal fisco, non pagate dalle società e quindi scadute. Si tratta di debiti accumulati fra il 2001 e il 2005.
A fornire i dati, aggiornati al 30 novembre 2005, è stato il ministero dell'Economia che ha risposto, tramite il sottosegretario Daniele Molgora, ad una interrogazione parlamentare presentata in commissione Finanze. Il parlamentare ha parlato di «scarsa fedeltà fiscale». In realtà il mancato pagamento deriva dal fatto che il sistema calcistico, nonostante lo sfruttamento massivo di ogni agevolazione possibile, dalla norma sul condono a quella sugli ammortamenti, contestata aspramente dall’Unione Europea, non riesce a pareggiare le uscite con le entrate. In un intervento reso ieri alla Fondazione Liberal, il presidente della Lega Adriano Galliani ha ammesso che i conti economici sono ancora in rosso: «Quest'anno la perdita operativa è in calo, ma oscillerà comunque tra i 350 ed i 400 milioni di euro». E non ci sono dovunque i Moratti e i Berlusconi che di anno in anno mettono mano al portafogli per ripianare i debiti.
In testa a questa particolare classifica figurano le società di Serie A che vantano debiti per 227,9 milioni di euro, che però sono in buona parte sospesi (48,9 milioni) e rateizzati (116,4 milioni). Quelli scaduti ammontano a 62,5 milioni. È più pesante la posizione fiscale della Serie B che ha accumulato 148,5 milioni di tasse non pagate, ma di questi solo 1,3 sono i debiti sospesi e 3,4 milioni quelli rateizzati. Le imposte da versare entro i termini previsti dalle cartelle esattoriali arrivano alla stratosferica quota di 143,7 milioni di euro. In disgrazia anche i club delle serie inferiori che si portano appresso un fardello di debiti erariali pari a 172,4 milioni di cui 26,8 in C1 e 138,4 in C2. Il resto in altre categorie.
Vediamo alcune situazioni particolari. La Reggina ha un debito non scaduto di 2.795.200 euro sui 18 milioni notificati dall’Agenzia delle Entrate lo scorso agosto. Il Messina ha rateizzato per intero la somma di 13.200.000 euro richiesta dal fisco. Il Brescia ha un contenzioso in atto, legato a una procedura del condono, per 6.638.000 euro. Il Catanzaro è a mezza strada: da una parte ha rateizzato tasse per 920.549 euro, dall’altra ha 642.576 euro in contenzioso. In contenzioso anche il Catania per 692.000 euro. Più gravi le situazioni di Crotone e Genoa: la società calabrese ha un debito scaduto di 2.292.609,36 euro, quella ligure di 2.582.000. Il Parma, che gode per qualche mese ancora della legge Marzano, deve al fisco 62.276.000 euro. Torino e Perugia, protagoniste di un inutile spareggio per andare in A, devono somme enormi all’erario: 32 milioni il vecchio club granata, fallito, neppure parente di quello presieduto da Cairo; 35 milioni quello umbro, anch’esso fallito.
Per fortuna Galliani ha addolcito la giornata affermando: «Tutti i club stanno per ricevere offerte per l'acquisto dei diritti tv per le prossime stagioni: e di questi argomenti so qualcosa... in questa vicenda non ci sono né Robin Hood, né sceriffi di Nottingham. Semmai è una lotta tra miliardari, ognuno dei quali vuole qualche cosa di più per investire di meno».