Il calcio è senza pace Ora Cellino chiede le dimissioni di Beretta

Non c’è pace per il calcio italiano, nemmeno nelle ore che sembrano preparare l’accordo per cancellare gli effetti nefasti dello sciopero. Non c’è pace a Roma perché il duello rusticano tra il presidente del Coni Petrucci e quello della Lazio Claudio Lotito è stato scandito dall’ennesimo capitolo, questa volta incentrato su uno scambio addirittura di denunce penali. Finirà in tribunale la disputa, a questo punto. Non c’è pace a Milano perché sul fronte della Lega di serie A, l’ennesimo affondo di Massimo Cellino, presidente del Cagliari, ha avuto per obiettivo il numero uno dell’organizzazione, il dimissionario Beretta cui ha indirizzato una lettera di fuoco con cui ha richiesto le dimissioni immediate dall’incarico, segnalando la stravagante decisione di inserire al punto sette dell’ordine del giorno dell’assemblea di domani la vitale questione dell’accordo con l’Aic, assemblea anticipata da una cena.
Non c’è pace nemmeno nei rapporti tra federcalcio e la serie A visto che il presidente Abete si è visto costretto ieri a spedire una lettera pro-memoria ai singoli presidenti delle 20 società con la quale ha ricordato la sua opera di mediazione e svelato un retroscena mortificante. Il capo del calcio chiese a Beretta di intervenire all’assemblea romana di qualche giorno fa ma Beretta gli oppose uno scortese rifiuto.
Consapevoli di questo clima ormai esasperato e pericoloso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Crimi e il presidente del Coni Petrucci, ieri hanno parlato a lungo dei problemi del settore e indetto un vertice per lunedì 5 settembre, aperto al sottosegretario Gianni Letta. Che anche in Lega siano ormai al tutti contro tutti, è confermato infine dalla strisciante accusa di Maurizio Zamparini, presidente del Palermo secondo cui alcuni presidenti avrebbero spinto per lo sciopero al fine esclusivo di guadagnare qualche giorno di tempo per migliorare, attraverso il mercato, la cifra tecnica delle rispettive rose.
Non c’è pace infine a Coverciano, sede del raduno della Nazionale di Prandelli, e non solo per il gesto polemico di Antonio Cassano a fine allenamento (ha protestato per il gol concesso a Gilardino). La visita apostolica di Damiano Tommasi, presidente del sindacato, ha rinfocolato la polemica tra la categoria, esposta a velenose critiche, e i politici. Gigi Riva, figura storica del calcio azzurro, team manager del club Italia, ha fornito una spiegazione molto condivisa da quelle parti. «Non capisco l’antipatia di Calderoli per i calciatori. Pagheranno tutte le tasse che lo Stato imporrà, d’altra parte se c’è un settore che in questi anni ha dato lustro all’Italia nel mondo è stato proprio il calcio, col mondiale vinto nel 2006 mentre la politica, lasciamo perdere...» la sua stoccata andata a segno. E seguita dalle parole di Andrea Pirlo, personaggio molto mite. «Noi le tasse le abbiamo sempre pagate e se le mettono per legge lo faremo anche questa volta. Ma è importante che lo facciano tutti» la sua difesa della categoria. Tommasi ha impugnato lo spadone, dopo aver spiegato agli azzurri, i termini del contenzioso. «Noi non siamo una casta, per fortuna c’è il Parlamento che decide in materia. Il calcio è un argomento molto leggero e serve per sviare da problemi più importanti. La politica ha talmente tanti pensieri che intervenire sulle nostre vicende può sembrare strano» la frecciata conclusiva. Oggi, siatene certi, si replica.