Il calcio è spettacolo soltanto in tv

I l calcio è spettacolo. Il motivetto piace così tanto che Bonolis e forse Teocoli, alla voce Mediaset e Rai, stanno preparando una stagione particolare. Così dicono certi strilli che in televisione si chiamano spot, lanci pubblicitari che preannunciano trasmissioni inedite, mai viste prima, dinanzi alle quali lo spettatore non dovrà fare altro che accomodarsi o accucciarsi, dipende dal grado di intelligenza dell’utente medesimo, perché l’evento sarà unico, pur essendo la palla rotonda e i calciatori undici.
Insomma il calcio ha deciso di svoltare, non più con l’approfondimento (altro sostantivo usato e spacciato) riservato agli addetti, calciatori e giornalisti di settore, ma con gli uomini e le donne di varietà, così come accade da un po’ di anni al Festival della musica leggera, perché se Sanremo è Sanremo, il festival non è più la rassegna delle canzoni e dei cantanti ma il palcoscenico di chi presenta e di chi è ospite per nulla aderente allo spettacolo specifico.
Dunque Campionato di calcio=Festival di Sanremo, non soltanto perché spunta Paolo Bonolis che almeno è di quelli che ci sanno fare anche con la lingua italiana, ma perché il contenuto non conta, la musica è finita, gli amici se ne vanno; semmai conta il contenitore, pompato, gonfiato, su qualunque canale ci troviamo a fare zapping, nazionale, regionale, locale, condominiale.
Negli ultimi anni anche le telecronache delle partite di calcio hanno registrato una rivoluzione lessical-spettacolare, la squadra «sale» mentre nei tempi che furono assistevamo alle «discese» dei terzini, le ali sono esterni e altre figure tattiche sono sparite così che Ligabue dovrà cambiare la sua vita «da mediano» in vita da «interno centrale», le seconde voci sono uguali alle prime, gli spazi vengono aggrediti e spesso tra due giocatori non c’è luce.
La televisione approfitta di questa rivoluzione, ci piazza dentro i suoi spot corredati dall’invito «restate con noi», cerca nella cesta dello star system i migliori personaggi e interpreti, se ne infischia dei tifosi che essendo clienti devono pagare e basta, sposta gli orari di inizio delle partite (campionato alle 20.30, Champions alle 20.45, Tim cup alle 21, in questa mezz’ora c’è la chiave di lettura di tutto) e le date annunciate dal calendario che per il momento, ma soltanto per il momento, non è ancora abbagliato e illustrato da veline e letterine.
Pronti, dunque, alla stagione mondiale, con tutti gli annessi, connessi e sconnessi, chiedendo scusa a Carosio e Martellini, ad Ameri e Ciotti, i quali, in questo contesto, non avrebbero diritto di cittadinanza, anche perché, quando chiedevano la linea, dicevano sempre «scusa».