Calcio, una stretta di mano lava le coscienze

L’allenatore dell’Inter Mancini: «È una buona iniziativa, però non mi piacerebbe essere costretto»

da Milano

Se ci troviamo davanti a una svolta epocale nella storia del calcio, lo sapremo più avanti. Per ora è stata una bella e sana idea fiorentina che ha spiazzato tutti e siccome ha funzionato, è figlia di cento padri. Ma la stretta di mano a fine partita davanti al tunnel dello spogliatoio, al posto di minacce e spintoni, non è una novità assoluta.
In serie D accade regolarmente e non significa che nei novanta minuti precedenti non se le siano date senza tregua. Ma sapere che a quello a cui stai arrotando le caviglie poi devi stringere la mano un po’ ti blocca, insomma se non è una certezza di fair play in campo, ma perlomeno è un buon deterrente.
Sempre che sia un gesto spontaneo. Cosa farsene di una stretta di mano che annuncia conti in sospeso?
Roberto Mancini, tecnico a rischio perpetuo per la sua lingua sciolta e spesso sincera, ha subito precisato che l’idea gli garba, la trova sana ed è favorevole, ma solo se arriva dal cuore: «Senza che venga imposta - ha precisato -. Perché se non voglio stringere la mano a qualcuno, non la stringo. Nel calcio certe cose sembrano un po’ forzate, anche se questa è una buona iniziativa, specialmente se in campo c’è stata un po’ di tensione». Il suo avversario di panchina di questa sera nel recupero di campionato, per l’uccisione avvenuta in un autogrill di un tifoso laziale, è Delio Rossi, tecnico poco propenso alle luci che si è subito dichiarato d’accordo.
Il Palazzo ha deciso che non c’è fretta e la stretta di mano sarà obbligatoria dal 13 gennaio. Quindi questa sera a San Siro fra Inter e Lazio, e all’Olimpico fra Roma e Cagliari, se qualcuno stringerà la mano a qualcun altro sarà un gesto libero, e questo sarà già un buon segnale.