Il calcio verso la chiusura: pronto lo stop delle trasferte

Roma - Il nastro si riavvolge, sembra di essere tornati indietro di nove mesi. Allora le morti del dirigente Licursi e dell’ispettore Raciti, ieri quella del povero Gabriele Sandri. Che rimette in discussione il lavoro svolto da febbraio a oggi per tornare alla normalità nel nostro calcio senza pace.
Oggi alle 17 il presidente della Figc Giancarlo Abete terrà un vertice con le componenti federali per fare il punto della situazione dopo la drammatica domenica, conclusa tra scontri e violenze. Poche ore prima, si terrà una quanto mai attesa riunione dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive del Viminale, diventata la routine nelle ultime settimane, ma importante alla luce delle vicende accadute ieri. La soluzione più temuta dai dirigenti del nostro calcio è quella del blocco delle trasferte dei tifosi, divieto già operato più volte nel corso dell’inizio della stagione, che potrebbe scattare subito dopo la sosta del campionato per la Nazionale. «Il divieto significa perdere la battaglia, che va combattuta sul piano culturale e normativo - ha detto ieri Abete -. Come cittadino e amante del calcio ancora prima che come dirigente sono contrario e continuo a pensare che non sia la risposta giusta da un punto di vista strategico».
Il numero uno di via Allegri ha anche aggiunto però di «comprendere» le decisioni di ordine pubblico collegate a partite particolarmente a rischio. E si è detto comunque «grato per il lavoro delle forze dell’ordine che pagano un tributo per fare il loro dovere, nonostante l’ultimo episodio, un fatto inimmaginabile che addolora anche loro». Dunque, l’incontro in Figc potrebbe prendere atto di una nuova situazione di emergenza, con conseguenti mugugni da parte delle società, rassicurate un paio di settimane fa dopo il vertice dei dirigenti del calcio con il capo della polizia Manganelli.
La domenica di fuoco inizia quando la notizia rimbalza sulle agenzie e nei telegiornali nella tarda mattinata. Il telefono di via Allegri squilla in continuazione, i contatti sono continui tra Abete, il presidente della Lega calcio Matarrese, il numero uno del Coni Petrucci, il capo della polizia Manganelli e i membri dell’Osservatorio, riuniti. Petrucci è il più deciso: il campionato va sospeso immediatamente, sulla falsariga di quanto stabilì il commissario della Figc Luca Pancalli poche ore dopo la tragedia di Catania del 2 febbraio scorso con l’omicidio dell’ispettore Raciti.
Abete si dice d’accordo («non nascondo che avevamo pensato anche allo stop», ha confessato successivamente), Matarrese si allinea alla decisione del collega di via Allegri. Ma non c’è unanimità di tutte le componenti, il calcio deve mediare con i timori del Viminale in caso di stop. E poi, al momento della decisione (circa le 13) le responsabilità di quanto accaduto sull’autogrill dell’A1 non sono ancora accertate e sicure. Ecco che dopo tante frizioni, si arriva alla soluzione, tutta italiana, di rinviare solo Inter-Lazio (la annuncerà di fatto già il presidente Lotito dall’hotel dove si trova in ritiro la squadra biancoceleste, dopo aver parlato a lungo al telefono con Matarrese e con il patron nerazzurro Moratti) e di spostare di 10 minuti l’inizio delle altre partite, oltre all’obbligo di lutto al braccio per giocatori e arbitri. Una soluzione della quale la Figc e la Lega si prendono tutta la responsabilità. «Non possiamo essere accusati di una mancanza di sensibilità nei confronti della vita umana - ha sottolineato il presidente della Federcalcio -. La morte di Gabriele Sandri è una situazione incredibile, ma non ha niente a che fare con l’episodio della morte dell’ispettore Raciti. Episodio che avvenne nel contesto di un evento sportivo in relazione a scontri strutturali tra forze dell’ordine e tifosi del Catania. La tragica fine del tifoso laziale invece è un fatto accidentale».
Ma il pomeriggio non scorre proprio tranquillo, vedi i gravi fatti di Bergamo e Taranto, le cui immagini vengono riproposte di continuo. «Dalle varie realtà sono emerse reazioni differenti, in larga maggioranza però c’è stato un grande senso di responsabilità da parte dei tifosi», la puntualizzazione di Abete nella conferenza stampa indetta un’ora dopo la fine delle partite. Nuovi contatti frenetici, stavolta anche con le istituzioni cittadine.
Così arriva il rinvio di Roma-Cagliari per «motivi di civiltà» e non di ordine pubblico. La decisione era nell’aria già da ore e si faceva sempre più probabile visto che - nonostante la pioggia - la «temperatura» nella Capitale stava salendo tra il tam tam delle radio e i blog su internet. Poco dopo le 18.15 la prende direttamente Giancarlo Abete, sentita la Lega Calcio, l’amministrazione comunale (pressioni venivano anche da Veltroni) e il prefetto di Roma Carlo Mosca, su richiesta dell’amministratore delegato della società giallorossa Rosella Sensi. E oggi si torna attorno a un tavolo, per cercare un ritorno alla normalità senza più difficile. Con il timore che la stagione sia compromessa dai rapporti ultras-polizia.