Il calcio violento non ha frontiere

Il cancro della violenza non ha attecchito solo nel calcio italiano. Emerge in tutto il mondo. Le ferite più profonde in Sudamerica: in Brasile due tifosi del Palmeiras sono stati condannati a 14 anni di carcere per aver ucciso a calci nel 2004 un 16enne fan del Corinthians, mentre in Argentina, a Mendoza, la rivalità tra due gruppi di ultrà del Godoy Cruz ha portato all’omicidio di un 15enne, freddato da due motociclisti a colpi di arma da fuoco. Proprio in Argentina la situazione è sempre più grave: a Santa Fé, in uno scontro tra barras bravas (i gruppi di hooligans) del club Coronel Aguirre, tre ragazze sono state gambizzate, mentre prima della partita con il Lanus alcuni tifosi del River Plate si sono affrontati con coltelli e pistole, tanto da spingere il Parlamento a chiedere provvedimenti d’urgenza. Alla periferia di Buenos Aires sono state 50, tra feriti e contusi, le vittime dello scontro fra tifoserie ultrà di due squadre di serie C. La polizia è ricorsa a gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Violenza all’ordine del giorno anche in Germania, dove 60 tifosi dell’Ajax sono stati arrestati (e poi rilasciati) prima del match di Coppa Uefa contro il Werder Brema. A Lipsia, invece, il quadro è simile a quello di Catania, con il Lokomotiv che giocherà il resto della stagione a porte chiuse dopo i recenti scontri tra hooligans e forze dell’ordine. Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Uefa Michel Platini, che ha promesso la sicurezza negli stadi: «Ero a Bruxelles durante la strage dell’Heysel . Spero non avremo mai più una giornata come quella».