Calcio, volano le scommesse: +42 per cento

Filippo Grassia

Nello scorso autunno la Giunta della Federcalcio, riunitasi a Coverciano, decise di modificare l’art. 5 del codice di giustizia sportiva relativamente al divieto di «effettuare o accettare scommesse». In quella circostanza, era il 10 novembre 2005, il presidente Carraro disse: «Abbiamo deciso di alzare a 18 mesi la soglia minima di inibizione o squalifica per i tesserati del settore professionistico. I calciatori devono smetterla di scommettere perché questa abitudine, in passato, è stata all’origine di molti casi. A chi fa osservare che si tratta di una sanzione superiore ai 6 mesi previsti come pena minima per il doping, rispondo che l’assunzione di farmaci vietati è più grave per la salute, ma spesso si accompagna a delle corresponsabilità».
Chissà se una norma simile avrebbe impedito a Wayne Rooney, l’attaccante del Manchester Utd e dell’Inghilterra, di indebitarsi per un milione di euro (o di sterline?) con il gioco: dal poker alle scommesse. Fatto sta che il Ct Sven Goran Eriksson – dopo aver scoperto che la passione delle scommesse, specie sulle corse di cavalli e cani, riguarda la gran parte dei nazionali – ha tassativamente vietato ai suoi giocatori di recarsi al casino di Baden Baden, situato a un tiro di schioppo dal ritiro al Mondiale di Germania. Indipendentemente da questa raccomandazione, Rooney non potrà metterci piede perché l’accesso al casino è vietato ai minori di 21 anni. E lui li compirà il 24 ottobre. Ma c’è chi la pensa diversamente. È il caso di Arsene Wenger, il tecnico francese dell’Arsenal, che su questo tema ha detto: «I miei giocatori hanno molte regole da rispettare, come quella di mangiare cibi sani, non bere alcolici nei due giorni che precedono le partite, presentarsi in sede con la divisa ufficiale e così via. Nessuna restrizione, invece, riguardo alle scommesse. Non ce n’è mai stato bisogno».
In realtà il problema è di altro tipo. La scommessa si trasforma in reato quando viene effettuata da tesserati che hanno deciso di manipolare il risultato di una partita o sono al corrente di come finirà una gara truccata da altri. Questo è il nocciolo. E la giustizia sportiva italiana, dopo essere stata severissima negli anni ’80, ha abbassato la guardia per eccesso di garantismo nonostante la presenza di prove che un tempo avrebbero portato alla radiazione. E comunque il gioco legale non solo è sicuro, ma evidenzia in tempo reale, con i suoi raffinati sistemi informatici, la presenza di movimenti anomali su certi incontri. Ne sa qualcosa l’ufficio inchieste della Federcalcio che, in casi simili, ha sempre ricevuto segnalazioni tempestive e particolareggiate.
A proposito. Nel primo trimestre di quest’anno, secondo una inchiesta di Agicos, il calcio si conferma lo sport più giocato in assoluto con un movimento di 514,8 milioni, che rappresenta il 94% del totale e fa registrare una crescita di quasi il 42% rispetto allo stesso periodo (363 milioni di raccolta) dello scorso anno. Al secondo posto il basket (20,7 milioni) con una quota del 3,8%. In terza posizione il tennis: 7,4 milioni giocati, pari all’1,4% del mercato. Bene anche il volley: 3,3 milioni. In questo periodo la raccolta delle scommesse sportive è stata pari a 555 milioni, di cui 263,3 al sud. In pratica una scommessa su due è stata effettuata in meridione. A buona distanza il nord con 163,7 milioni e il centro con 127,9. Ma proprio nelle regioni centrali si è registrata la maggior crescita. A livello assoluto la Campania mantiene la leadership, formidabile la crescita del Molise dove si è avuto un aumento di 6 milioni (da 1,1 a 7,1) nei primi tre mesi di quest’anno.