Il calcio voleva lo stop, scontro con il Viminale

La decisione di far disputare la maggior parte delle partite presa dal Viminale per timore di altri scontri fra ultrà e polizia. Abete. "Avevamo pensato anche allo stop". La polemica

Roma - Il calcio giocato è lontano da quell'autogrill vicino ad Arezzo, ma il tifo fa muro ed è guerriglia in tutta Italia, con un'appendice romana impressionante. Guerriglia annunciata da cori e slogan contro le forze dell'ordine, poi fatta in escalation di bombe carta e vetri spaccati (nella foto: la sede del Coni dopo l'assalto). Così mentre Figc e Lega, ascoltato il Viminale, decidono di rinviare a data da destinarsi solo Inter-Lazio e di far giocare, seppure con 10 minuti di ritardo, la serie A con lutto al braccio per giocatori e arbitri, gli ultras, contrari al regolare svolgimento delle partite, alzano la voce. Risultato finale: Atalanta-Milan sospesa dopo 7' minuti di gioco e pioggia di vetri e fumogeni, Roma-Cagliari rinviata a meno di tre ore dal fischio d'inizio: per l'osservatorio quella dell'Olimpico, con i tifosi sul piede di guerra anche a Roma, era diventata a rischio 4. Il più alto.

L'assurda domenica del pallone Ma il mondo dello sport voleva fermarsi in un continuo rimpallo con il ministero dell'Interno, contrario. "Se facciamo giocare Inter-Lazio, di sicuro i calciatori laziali si rifiutano di scendere in campo. Poi chi glielo dà lo 0-3 a tavolino?": è servita anche questa amara ma ovvia considerazione, nella fitta rete di contatti che il mondo del calcio ha avuto con il Viminale, per prendere una decisione su come affrontare la nuova emergenza violenza, e approntare misure minime oltreché un segnale. Perché lo sport voleva fermarsi, ma ha dovuto mediare con i timori del Viminale in caso di stop.

Lo scontro. "Dovevamo fermarci" ha poi detto il calcio: con i toni pacati di Prandelli, Ranieri, Marino o Andrea Della Valle, quando la tragica scintilla dell'uccisione di Sandri aveva oramai acceso il fuoco della rivolta ultras un po' in tutta Italia. Ma la lunga giornata di fitti contatti tra Figc, Lega, Viminale, Osservatorio e Prefetture ha avuto anche momenti di scontro. "Non nascondo che avevamo pensato anche allo stop della giornata", ha ammesso con esercizio di diplomazia Giancarlo Abete, nel ricordo del tragico precedente di Raciti, quando il campionato fu fermato. Nei fatti, la Federcalcio, dopo aver valutato anche lo stop totale, ha mediato col ministero dell'Interno e ha concluso a ora di pranzo che il rinvio di Inter-Lazio e un ritardo di 10' per le altre fosse la misura minima, e che non si potesse giocare una normale giornata di campionato come a qualcuno poteva sembrar giusto. A chiedere di non giocare era stato anche il presidente della Lazio, Claudio Lotito: "Penso che il mio intervento sia servito per far prendere la decisione del rinvio" le parole di Lotito prima che la Figc desse l'ufficialità.

Paura delle reazioni degli ultrà Emblematica la dinamica della decisione per il rinvio di Roma-Cagliari: è stato l'Osservatorio del Viminale a decretare il rischio 4 e a chiedere al Prefetto Mosca di non far disputare la notturna, ma la decisione è stata presa formalmente da Abete perché sembrasse segnale di lutto, e non accendesse ulteriormente l'antagonismo ultras-forze dell'ordine, mentre per il rinvio premeva anche il sindaco Veltroni. "La morte del tifoso laziale é un fatto gravissimo, ma è diverso dal caso Raciti", ha detto Abete. Ma ora la Federcalcio è preoccupatissima, il timore è che tutta la stagione rischi di essere compromessa dai rapporti ultras-polizia.