Il calcio vuole già giocare Oggi il vertice con governo e Coni

Gli stadi restano chiusi per lutto. E mentre il governo studia un pacchetto di misure antiviolenza "robuste e decise", per almeno due turni ci sarà il silenzio sui campi. Ma i club vorrebbero tornare subito a giocare

Roma - A tarda sera, arriva la conferma di quella linea dura che il calcio vuole mantenere nell’affrontare l’emergenza violenza. Lo stop di ieri avrà un seguito anche nel prossimo weekend. E ciò nonostante i buoni propositi del governo che già da oggi, insieme alle istituzioni dello sport, lavorerà per misure eccezionali e leggi ad hoc. Il colpo di scena, dopo una domenica convulsa e ricca di appuntamenti, arriva a tarda sera quando il ministro dello sport Melandri e il commissario Figc Pancalli annunciano che il cammino è stato intrapreso, ma che sarà lungo. Dunque, non basterà una settimana ed eventualmente nemmeno un decreto speciale (comunque a questo punto molto difficile da realizzare in tempi brevi) del Governo per far ripartire l’attività del nostro pallone. Ieri in ballo c’era la decisione legata alla ripresa dei campionati. Non se ne parlava ufficialmente (a parte il presidente della Lega dilettanti Tavecchio che aveva annunciato che lo avrebbe chiesto a Pancalli), ma il mondo del calcio e i club della Lega di A e B, che domani a Roma si ritroveranno per l’assemblea di Lega, avevano iniziato a far pressioni per ripartire già dal prossimo weekend. Ciò, con molta certezza, non accadrà. Tempi troppo stretti, fanno capire coloro che sono seduti al tavolo delle trattative. Anche se la Melandri annuncia misure importanti, «alcune con effetto immediato» (probabilmente legate al già presente decreto Pisanu) e «altre strategiche». Il percorso sta per essere tracciato, ma per ridare il via all’attività passeranno ancora sette giorni.
Intanto è nato un pacchetto di proposte che riguardano gli impianti e la loro messa a norma. Coni e Figc hanno fatto i primi passi, ora attendono le risposte del governo. Che dovranno iniziare ad arrivare oggi nel vertice pomeridiano di Palazzo Chigi con una serie di ipotesi di intervento da portare al prossimo Consiglio dei ministri (previsto per venerdì, ma che potrebbe essere anticipato) in forma di proposte legislative. Se in settimana arriveranno le garanzie normative e le misure drastiche richieste, si sarà fatto il primo passo. Di sicuro si potrebbe tornare a giocare - anche se non da subito - a porte aperte negli stadi a norma (Roma, Siena, Torino, Genova, Parma, Messina, Palermo ma anche Milano, dove manca la recinzione esterna dei tornelli e devono essere completati i lavori di prefiltraggio, misure previste dal decreto Pisanu). Per tutti gli altri spalti chiusi o declassamento in termini di capienza sotto i diecimila posti. In linea di massima, non dovrebbero esserci più deroghe al provvedimento dell’ex ministro dell’Interno.
La lunga domenica senza calcio parte con il giro di vite della Giunta Coni, in sintonia con i vertici della Federcalcio, che nella seduta straordinaria vara un pacchetto di proposte proprio sul problema degli impianti. Il pacchetto prevede intanto che venga anticipata alla stagione 2007/08 la richiesta di licenza per lo stadio, licenza che verrà rifiutata per quelle società che non saranno in regola. Inoltre l’estensione dell’area giuridica anche all’esterno dello stadio (la zona tra il prefiltraggio e i tornelli) che ricadrebbe così sotto la responsabilità delle società, chiamate quindi a rispondere oggettivamente anche per i fatti che avvengono in tali spazi. Infine sotto la lente di ingrandimento sono finiti i rapporti tra i club e i tifosi: dal Comitato olimpico nazionale arriva infatti un invito a intervenire per interrompere quei rapporti non virtuosi che si creano tra allenatori, giocatori e dirigenti con le associazioni dei tifosi.
«Noi vogliamo che si riaprano gli stadi - ha detto ieri Petrucci - se abbiamo vinto un Mondiale è anche grazie agli investimenti che fanno i dirigenti. Ci sarà un momento in cui bisognerà dire basta: ieri era la storia moderna, oggi c’è una storia contemporanea e di fronte a un morto non ci sono se e non ci sono ma». Ed ecco deliberata la proroga della gestione commissariale di Pancalli, che verrà votata e approvata il 28 febbraio. «Questa gestione ha la snellezza e la dinamicità che servono ora», la chiosa del numero uno del Coni. E ieri Pancalli non si è sbilanciato sul termine dello stop dei campionati: «Ogni decisione sarà rinviata, per rispetto, a dopo i funerali dell’ispettore Raciti». Ai quali parteciperà insieme ai ministri Amato e Melandri. «Non c’è alcuna criminalizzazione delle società - ha sottolineato ancora il commissario Figc - ma tutto lo sport deve lavorare insieme per dare risposte serie e forti. Ho assunto una decisione drastica che ha ricevuto il sostegno di tutti e dalla quale non mi sposterò finché non avremo affrontato la questione con il governo». Cosa che verrà fatta già da oggi per riscrivere un più roseo futuro del nostro calcio.