Il calciomercato tradisce i bilanci Juve Non quadra lo scambio Brighi-Di Vaio

Oggi CdA della società che prenderà tempo. Giraudo non molla: «Penalmente siamo assolti» Moggi congela le dimissioni fino a domenica

Alessandro Parini

da Torino

Valerio Staffelli ci ha provato, ieri pomeriggio, a portare un po' di buonumore in casa Juve e a consegnare il Tapiro d'oro a Moggi & C. Il problema è che qui c'è poco da ridere: la baracca rischia di saltare per aria e il Consiglio di amministrazione della società bianconera, in programma oggi (ore 16.30), presso la sede di corso Galileo Ferraris, si preannuncia a dir poco infuocato. Siccome poi al peggio non c'è mai fine, è di ieri la notizia che Antonio Giraudo risulta indagato da mesi dalla Procura di Torino per falso in bilancio. Al centro degli accertamenti ci sono delle operazioni di calciomercato come quella che nel 2002 portò Brighi al Parma nell'ambito dell'affare che spedì Marco Di Vaio in bianconero: il centrocampista andò ai ducali in comproprietà per una cifra pari a 10 milioni di euro. L'inchiesta torinese era nata da una trasmissione di atti da parte della procura di Roma e riguardava sostanzialmente il meccanismo (il cosiddetto «doping amministrativo») delle cosiddette plusvalenze realizzate sulla compravendita di calciatori: tra le operazioni che la Guardia di finanza romana aveva citato in un suo rapporto figurava, per quanto di competenza della procura subalpina, lo scambio di Amoruso e Ametrano fra Juventus e Napoli, per i quali i magistrati torinesi hanno disposto da tempo una consulenza tecnica.
Basta così? Certo che no. Anche l'inchiesta sui presunti favori arbitrali, archiviata dalla Procura di Torino lo scorso settembre, potrebbe infatti ripartire: è l'ipotesi che si sta facendo strada dopo l'incontro di martedì tra gli inquirenti napoletani che indagano sulla Gea e quelli di Torino, dove potrebbe anche essere aperto un fascicolo su una presunta fuga di notizie dal palazzo di giustizia torinese. Tra le intercettazioni effettuate dagli investigatori di Napoli, ci sarebbero infatti anche alcune telefonate tra personaggi legati alla Juve e un funzionario della Procura di Torino: conversazioni che sarebbero avvenute nel pieno dell'inchiesta sul doping che vedeva imputati il medico sociale della Juve, Riccardo Agricola, e Antonio Giraudo. Secondo quanto trapela, però, il contenuto sarebbe di modesto rilievo. La trasmissione di queste intercettazioni, che non è ancora avvenuta, fa dunque presupporre una riapertura delle indagini a Torino.
In uno scenario del genere, si terranno oggi il Consiglio di amministrazione della Juventus e domani quello dell'Ifil, ovvero la finanziaria della famiglia Agnelli. Difficilmente si arriverà subito a una soluzione, soprattutto perché Giraudo - il quale, è bene ricordarlo, oltre a ricoprire la carica di amministratore delegato, è anche titolare del 3,6 per cento delle quote Juventus, pari a circa 10 milioni di euro - pare intenzionato a dare battaglia: «Penalmente siamo stati assolti, la giustizia sportiva non si è ancora espressa e quindi restiamo dove siamo», sarà in sintesi la linea guida. Si tratterà di un mezzo bluff, ovviamente.
Cosa potrebbe succedere, quindi? Che venga diffuso un comunicato in cui, dopo i preamboli del caso, si rimanderanno decisioni e prese di posizioni nette alla prossima occasione ma senza specificare quando. Un modo come un altro per dare il via a una trattativa privata tra le parti. Diversa, par di capire, è invece la posizione di Moggi, il quale ieri si sarebbe visto congelate le proprie dimissioni in attesa che domenica finisca il campionato: è possibile però che, poche ore dopo avere vinto lo scudetto, il direttore generale bianconero saluti la compagnia.