Calciopoli, associazione a delinquere

Chiesto il rinvio a giudizio per 37 persone. Per 20 di loro, fra cui Moggi e Giraudo, l’accusa è pesantissima. Accusati di "programma criminale" e di "metodologie intimidatorie", condizionavano la giustizia sportiva

Roma - Nel giorno del 70º compleanno di Luciano Moggi, e a un anno dalla vittoria azzurra ai mondiali di Germania, i pm napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci chiedono il rinvio a giudizio per «Big Luciano» e per altri 36 indagati per l’inchiesta sul calcio sporco. Confermato l’impianto accusatorio, che imputa a venti componenti della presunta «cupola» del pallone di aver creato un’associazione per delinquere che avrebbe pilotato il campionato 2004-2005 (e, in passato, anche la stagione ’99-00, «sostanzialmente condizionata fino alla penultima giornata»), falsando o tentando di falsare l’esito di 32 incontri di serie A e di uno (Arezzo-Salernitana) di serie B. Altre due partite (Reggina-Juventus e Lazio-Fiorentina) sono agli atti del futuro processo. La prima per il «sequestro» di Paparesta da parte di Moggi, la seconda per la proposta di «combine» avanzata da Della Valle a Lotito.

Calciopoli, dunque, si avvicina al suo ultimo atto e si prepara a sbarcare in tribunale. Perdendo per strada qualche protagonista, rispetto ai 48 indagati dell’avviso di chiusura indagini della scorsa primavera. Escono di scena in dieci: tra questi anche il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone, oltre a qualche arbitro e guardalinee. Per loro la procura partenopea ha chiesto l’archiviazione per insufficienza di prove. Nelle 24 pagine della richiesta di rinvio a giudizio scompare anche il nome di Gianluca Paparesta, ma la posizione dell’arbitro barese è stata solo stralciata in attesa di altri accertamenti.

La posizione più delicata, dunque, resta quella dei venti imputati di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Secondo gli inquirenti, il vertice dell’organizzazione che «controllava e condizionava l’intero sistema del calcio professionistico italiano nell’interesse della Juventus e delle altre società stabilmente o occasionalmente legate all’associazione». Oltre a Moggi e all’allora ad bianconero Antonio Giraudo, quest’accusa pesa anche sugli ex designatori Paolo Bergamo e Pier Luigi Pairetto, su Innocenzo Mazzini e Francesco Ghirelli (già vicepresidente e segretario della Figc), su Tullio Lanese e Gennaro Mazzei (rispettivamente presidente Aia e vicecommissario Can all’epoca dei fatti), sulla ex segretaria della Figc Maria Grazia Fazi, sull’ex diesse del Messina Mariano Fabiani e sul giornalista Ignazio Scardina.

Coinvolti nell’associazione anche gli arbitri Massimo De Santis, Salvatore Racalbuto, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Paolo Bertini, Marco Gabriele, Tiziano Pieri, e gli assistenti Duccio Baglioni e Marcello Ambrosino. A far comprendere giacchette nere e guardialinee nella «cupola» era stata la scoperta della «rete riservata» di sim straniere (svizzere, lussemburghesi e slovene) acquistate da Moggi e distribuite ai presunti componenti dell’associazione, secondo Beatrice e Narducci, proprio per consentire comunicazioni «sicure» in occasione delle partite di campionato per le quali si voleva «predeterminare il risultato». Così, proprio le «numerose e riservatissime utenze», scrivono i pm, costituiscono una delle pietre angolari dello «stabile vincolo associativo» di Moggi&co., ritenuti responsabili di un «programma criminale» che non si fermava alle frodi sportive, ma comprendeva anche «metodologie intimidatorie» verso gli «antagonisti del sodalizio» (come Zeman), il condizionamento «di talune trasmissioni sportive», «dell’ufficio Indagini della Figc», degli «organi della giustizia sportiva».

Tra gli altri 17 indagati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio ci sono anche i presidenti della Reggina, Lillo Foti, della Lazio, Claudio Lotito, e, per la Fiorentina, i fratelli Andrea e Diego Della Valle, tutti coinvolti per aver compiuto «atti fraudolenti finalizzati a predeterminare il risultato» di incontri decisivi per le rispettive squadre.

Tra le «parti offese» c’è praticamente tutta la serie A: 18 squadre, escluse Juventus e Messina. Ma il terremoto stavolta è solo giudiziario: le sentenze sportive, a parte il club siciliano che potrebbe rischiare una penalizzazione per il coinvolgimento del suo ex diesse Fabiani, sono già state scontate.