Calciopoli: batosta su Moggi&C Era associazione per delinquere

Napoli Alle 20.05 il sorriso si spegne sul volto dell’ex dg della Juventus, Luciano Moggi. Il Presidente della nona Sezione del Tribunale di Napoli, Teresa Casoria legge la sentenza nell’aula 218 stracolma. Cinque anni e quattro mesi per l’ex direttore generale della Juventus, condannato con l’accusa di essere il promotore di una associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva con altri due imputati, l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo, condannato a 3 anni e 8 mesi e all’ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini, 2 anni e 2 mesi. Moggi ha avuto anche la pena accessoria del Daspo (per la frode sportiva), come avviene per gli ultras più violenti (non potrà frequentare impianti dove si celebrano eventi sportivi) e l’interdizione dai pubblici uffici.
Il nono collegio del Tribunale di Napoli, che pure aveva avuto delle dure frizioni durante le udienze con i pm titolari dell’indagini ha accolto (quasi) in pieno le tesi della Procura che aveva chiesto 5 anni e 8 mesi di reclusione, concedendo solo uno sconto di 4 mesi a «Big Luciano», come lo chiamavano in tanti ossequiosamente.
Loquace fino a ieri dalle tv locali di mezza Italia ieri sera Moggi un attimo dopo la lettura della sentenza ha perso la parola. «Non ho voglia di fare battute» dice. E se ne va. «Non ce l’aspettavamo», ammette il suo legale, l’avvocato Maurilio Prioreschi. Il pm Stefano Capuano alla fine si prende una piccola soddisfazione. «Non è stata una farsa, non è stata farsopoli». Non nasconde il suo livore l’ex designatore Paolo Bergamo: «Questo processo a mio avviso è stato vergognoso».
Dei 24 imputati «soltanto» 16 sono i condannati. Oltre a Moggi, Bergamo e Mazzini, anche l’ex designatore Pierluigi Pairetto (1 anno e 11 mesi), i patron della Fiorentina Diego e Andrea Della Valle (1 anno e 3 mesi), il presidente della Lazio Claudio Lotito (15 mesi anche a lui), il dirigente del Milan Leonardo Meani (1 anno), e una pattuglia di ex arbitri.
Moggi si era presentato a questo processo già con due pesanti sconfitte sportive sulle spalle: la retrocessione in serie B della «sua» Juventus e la radiazione ad opera della commissione Disciplinare della Federcalcio. Per l’accusa Moggi era il capo di un sistema in grado di condizionare l'esito dei campionati. Tra gli elementi di prova, una lunga serie di intercettazioni telefoniche e gli esiti degli accertamenti su numerose schede «sim» segrete che Moggi avrebbe fornito agli arbitri. Intercettazioni alle quali la difesa dell’ex dg bianconero ne ha contrapposte altre «occultate dalla procura» dice Prioreschi. Una strategia difensiva che non è stata condivisa da un altro imputato, Paolo Bergamo: «Abbiamo utilizzato male le intercettazioni: non hanno aggiunto nulla. E invece dovevamo dimostrare di non aver fatto sciocchezze.
«Amareggiati ma non sorpresi» della condanna sono i fratelli Della Valle, che promettono battaglia: «Faremo immediatamente ricorso con la determinazione di far valere i nostri diritti».
E non demorde neanche la Juventus, che affida la propria reazione a un comunicato in cui si afferma che il club, estraneo ai fatti, «proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento» in sede sportiva.
«La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati di Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva. Tale decisione, assunta all’esito di un dibattimento approfondito e all’analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l’unica società gravemente colpita e l’unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni».
Anche se prima di Moggi era già stato condannato con il rito del patteggiamento l’altro ex potente della Juventus e del calcio italiano: Antonio Giraudo.
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