Calciopoli, Carraro assolto Moggi e gli altri a giudizio

Il gup di Napoli manderà sotto processo il 20 gennaio l'ex dg juventino e altri 23 imputati, tra cui l'ex designatore Bergamo, l'ex arbitro De Santis e dirigenti come Lotito e i Della Valle, oltre al milanista Meani

Napoli - Se Luciano Moggi aveva ancora un lumicino di speranza di farla franca, alle ore 17,35 di ieri, questo sogno è svanito. Accogliendo in pieno le richieste di rinvio a giudizio formulate dai sostituti della Procura di Napoli, Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice, il giudice dell'udienza preliminare Eduardo De Gregorio, ha rinviato a giudizio l'ex potentissimo del calcio italiano, che in tanti ossequiosamente chiamavano big Luciano.

Il giudice dell’udienza preliminare ha invece restituito il sorriso, prosciogliendoli, all'ex presidente della Figc Franco Carraro e all'ex segretario della Figc, Franco Ghirelli.

Ma, l'ex dirigente generale della Juventus, il Moggi osannato da milioni di tifosi bianconeri, che ha comandato il mondo pallonaro in lungo e in largo, per almeno un decennio, non sarà solo la mattina del 20 gennaio 2009, nell'aula della nona Sezione del Tribunale di Napoli, giorno d'inizio del processo opportunamente denominato Moggiopoli. Alla “sbarra“, infatti, saranno in 24, l'equivalente di due squadre di calcio con i due allenatori, con la scritta dietro la maglietta “imputati“, accusati a vario titolo, di associazione per delinquere e frode sportiva. Qualche nome di questi imputati eccellenti: i patron della Fiorentina, i fratelli Andrea e Diego Della Valle, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, l'ex designatore arbitrale, Paolo Bergamo, l'ex dirigente del Milan, Leonardo Meani, l'ex superarbitro, Massimo De Santis, altri due ex arbitri, Pasquale Rodomonti e Salvatore Racalbuto.

Oltre ai 24 rinviati a giudizio e ai due prosciolti, ci sono anche 11 indagati che hanno chiesto il rito abbreviato. Tra questi, l'amico e collega ed ex ad della Juventus, Antonio Giraudo che ha preso le distanze da Big Luciano e, tanto per non cambiare, un arbitro, Marco Gabriele.

Moggiopoli ebbe inizio l'11 maggio del 2006. Poche settimane dopo, la squadra bianconera vinse il suo inutile scudetto di “cartone“, numero 29. Il titolo di Campione d'Italia 2005 - 2006, infatti, fu poi revocato dalla giustizia sportiva e anche quello vinto (illegalmente) l'anno precedente.

Lo scandalo di Moggiopoli devastò il calcio italiano. Venne alla luce l'11 maggio 2006 mentre l'inchiesta era stata avviata dai sostituti Narducci e Beatrice, due anni prima. Migliaia di telefonate intercettate, testimonianze, fecero emergere che almeno per due anni, il calcio italiano era stato un imbroglio, vittime, decine di milioni di tifosi, società che con il sistema di Moggiopoli non avevano nulla a che vedere. Partite già decise prima ancora che fosse fischiato il calcio d'inizio, griglie arbitrali stabilite a tavolino da Moggi e dal designatore arbitrale, l'imputato Paolo Bergamo, ammonizioni create ad hoc. Una telefonata su tutte, quella tra Moggi e l'amico Giraudo. Oggetto: l'onesto tecnico boemo, Zeman. «Bisogna fargli qualcosa, bisogna dargli una legnata», dice l'ex dg bianconero, in riferimento alle denunce di Zeman il relazione all'uso di sostanze dopanti da parte della società juventina.

Quindici partite contestate all'ex potente Moggi. Una sola squadra favorita, in particolar modo: la Juventus, naturalmente. Qualche esempio: Siena - Juventus 0 - 3, che vede indagati con Moggi anche l'arbitro Paolo Bertini. Moggi, con l'arbitro Tiziano Pieri, sono coinvolti per Juventus - Chievo 3 - 0. Altro match sotto inchiesta è Roma - Parma 5 - 1, indagati Moggi e l'arbitro Racalbuto. Le ammonizioni di Pisanu e Contini sarebbero state comminate per favorire la Juventus che doveva giocare la domenica successiva contro i gialloblù.

Ma Moggi sarebbe rimasto implicato anche in altre partite che non avevano direttamente a che fare con la Juventus. Ad esempio, Siena - Messina, 2 a 2: i pm contestano l'illecito a Fabiani, Moggi e all'arbitro Bertini. Moggi e l'arbitro Massimo De Santis sono indagati per Palermo-Lecce 3 - 3, l'ammonizione dei leccesi Pinardi e Rullo sarebbe servita a favorire il Messina per il match successivo con il team pugliese.