Tra calciopoli e tangenti: ora anche la Germania si scopre più corrotta

La più grande calciopoli d'Europa. E la più ricca bustarella di tutti i tempi. iù compravendita di deputati, tangenti bancarie e cibi al veleno

La più grande Calciopoli europea, con decine di gioca­tori coinvolti (c’è anche un ex della nazionale), giri di scom­messe da milioni di euro e 34 partite sicuramente truccate. Una «stecca» da 50 milioni di dollari atterrata sul conto del­l’amministratore delegato di una delle principali banche del Paese. Il direttore dei pro­grammi per bambini della tv di Stato che imbosca 7 milio­ni di euro senza che nessuno in azienda se ne accorga. Sembra di parlare di una sgar­rupata repubblica balcanica o dell’Italia dei padrini. E in­vece sono alcuni titoli pubbli­cati negli ultimi giorni dai giornali tedeschi. E tutti, rigo­rosamente, si riferiscono alla protestante Germania. Che nei primi giorni del 2011 sem­bra un Pae­se sempre meno lu­terano e sempre più mediter­raneo. Non che fossero del tutto giustificati i luoghi comuni di un tempo sull’irreprensibili­tà di usi e costumi di chi vive tra Alpi e Mar Baltico. Si calco­la, per esempio, che negli an­ni ruggenti della ricostruzio­ne dell’ex Ddr almeno il 10% delle somme investite (qual­cosa come 20 miliardi di mar­chi l’anno) sia andato a spe­culatori o tangentisti tout court . E quanto a compraven­dita di deputati, se l’Italia van­ta l’innegabile primato dei folkloristici cambi di casac­ca, ad aprire il solco è stata la Germania, con un intrigo i cui dettagli si sono conosciu­ti solo dopo la caduta del Mu­ro. Nel 1972 l’allora cancellie­re Willy Brandt dovette sotto­porsi a un delicato voto di fi­ducia con una maggioranza risicatissima. A togliergli le castagne dal fuoco interven­nero i servizi segreti dell’ex Germania Est. Che con 50mi­la­marchi in contanti compra­rono il voto di un rappresen­tante dell’opposizione, in modo che il cancelliere del­l’Ostpolitik potesse continua­re la sua marcia di avvicina­mento al blocco sovietico. Ma se nel passato non tutto luccicava, il presente ha un sapore da tramonto degli dei. Al tribunale di Bochum va per esempio in scena in que­s­ti giorni il processo per la cor­ruzione nel calcio. Finora è emerso che una banda di scommettitori guidata da An­te Sapina (lui non è tedesco ma croato) poteva valersi del­la complicità decine tra cal­ciatori, molti di serie minori, e arbitri. Almeno 300 le parti­te su cui i truffatori avevano tentato la combine: tra di es­se l’incontro di Europa Lea­gue Basilea- Cska Sofia e il ma­tch di qualificazioni mondia­li tra Finlandia e Liechten­stein. L’ultimo giocatore ac­cusato di complicità è Oliver Neuville, padre tedesco e ma­dre calabrese, vice campione del mondo con la nazionale di Germania nel 2002. Tutto tedesco, nonostante il cognome, è invece Gerhard Gribkowsky, numero uno del­la Bayerische Landesbank, sede a Monaco. Dopo il falli­mento dell’imprenditore tv Leo Kirch l’istituto di credito era entrato in possesso di una quota rilevante della so­cietà che gestisce la Formula Uno. Gribkowsky è in carcere perchè accusato di aver ma­novrato la partecipazione azionaria in modo che finisse a una società amica del pa­tron dei circuiti Bernie Eccle­stone. Quest’ultimo, grato, gli avrebbe fatto recapitare una mega tangente. Ma questi, insieme a quello di «Kika », il canale per bambi­ni delle emittenti pubbliche Ard e Zdf dove sono scompar­si 7 milioni di euro, rappre­sentano solo gli ultimi scan­dali. Basta andare indietro fi­no a dicembre per veder fini­re nel mirino la Ford: i funzio­nari della sede tedesca pren­devano tangenti per favorire i fornitori. Qualche tempo pri­ma era toccato alla Volkswa­gen, mentre è appena uscito il libro del maggiore protago­nista della vicenda Siemens, che ha avuto il suo culmine qualche mese fa: un giro di tangenti da 1,3 miliardi di eu­ro per acquisire contratti in mezzo mondo. Probabilmen­te la più grossa bustarella del­la storia europea. Intendiamoci, le statisti­che parlano chiaro: anche se i tedeschi si stanno impe­gnando molto, nel settore i professionisti restiamo noi. E con l’Italia c’è una differenza fondamentale: chi viene bec­cato con le mani nel sacco non viene perdonato. Basta vedere il destino di Helmuth Kohl. Non ha mai voluto chia­rire la vicenda dei finanzia­menti illegali in cui fu coinvol­to alla fine degli anni ’90. Da allora il Cancelliere della Riu­nif­icazione è onorato e rispet­tato. Ma non amato.