Calciopoli, l’Inter fa catenaccio per l’onore Mai visto un Moratti così nero e infuriato

Dopo lo sfogo del presidente, la società è pronta al contrattacco. Una
cosa è certa: nessuno si sogna di rinunciare alla prescrizione. Ma la revoca dello scudetto<strong><a href="/sport/ma_revoca_scudetto_spacca_federazione_e_giuristi/06-07-2011/articolo-id=533413-page=0-comments=1" target="_blank"> spacca federazione e giuristi
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nostro inviato ad Appiano Gentile

Un sorriso di Giacinto Facchetti a tutto schermo apre il sito dell’Inter. È il comunicato stampa che Massimo Moratti ha scansato, rinunciando a ufficializzare su web un pensiero palese che gli rimbalza in testa. Poi sotto la Saras si è lasciato andare: «Di cattivo gusto coinvolgere Facchetti, persona che non si può difendere».
La posizione della società non è un mistero: «Di cosa ci accusano? Di aver pagato gli arbitri per farci perdere?». Dubbio adolescenziale, diretto, senza risposta. In realtà l’argomento in famiglia viene scansato, dà fastidio solo pensarci, ma le cose al momento sono un po’ più complicate: non è neppure certificato quale sia l’apparato titolato a giudicare, revocare o confermare, parola del presidente di Lega Maurizio Beretta.

Lo scudetto 2005-06 non è un tormentone è la conferma di un vuoto di potere e una scorciatoia per arrivare alla resa dei conti. Chi frequenta Massimo Moratti conferma come l’umore del presidente non abbia mai raggiunto questi livelli, mai stato così buio, non ci sono precedenti nei diciassette anni di carica, neppure ai tempi del fallo di Iuliano su Ronaldo. Se era un primo obiettivo, è stato raggiunto: «A questo punto quelli della Federcalcio decidano quello che vogliono», conclusione di Moratti che non promette niente di buono e prende le distanze bollando come offensive, gravi e stupide le accuse di Stefano Palazzi, il procuratore federale. Dichiarazioni che peraltro il presidente Figc Giancarlo Abete non ha ritenuto lesive: «Tutti hanno diritto di esprimere delle posizioni».

C’è attenzione anche ad aggiungere una virgola. Nei giorni scorsi si era addirittura fatta largo l’ipotesi di un possibile passaggio di testimone con il figlio e vicepresidente Angelomario, eventualità scansata dallo stesso Moratti: «Lavoro per i miei tifosi, non lavoro per quella gente lì». La corsa al riscatto fatta propria in questi sei anni dai tifosi juventini non tarderebbe a invertire la sua strada. Si stanno organizzando i club nerazzurri, le tifoserie sono pronte, la società, che lucchetta giorno dopo giorno quello scudetto, è pronta ad andare fino in fondo, a giocarsi tutto. Situazione delicatissima, clima pesante che irrompe ad ogni più vago riferimento alla faccenda.
A Gian Piero Gasperini, nel giorno del suo insediamento ufficiale, è stato chiesto un parere. Di più, è stato chiesto se per caso la sua presenza, da ex juventino, potesse in qualche modo svelenire.

Molto attento a non urtare la suscettibilità di alcuno, il neo allenatore nerazzurro ha preso subito le distanze dal suo passato bianconero e dall’attuale missione: «Ho solo allenato la Primavera della Juventus, ragazzi. Non ho mai allenato la prima squadra». Risposta gettata sul tavolo mentre ai suoi lati il direttore generale Stefano Filucchi e il direttore sportivo Marco Branca aggrottavano la fronte. E successivamente, parlando di Giacinto Facchetti, ha commentato: «Situazione dolorosa per certi aspetti».
Con il dovuto rispetto è un gioco delle parti, ci sono situazioni che sfuggono, i presidenti, i vicepresidenti, i dirigenti e gli allenatori che in questi anni si sono succeduti alla Juventus hanno dovuto sostenere ben altra causa, per non diventare immediatamente invisi a una tifoseria esasperata per quanto stava accadendo.

E che non ha mai preso le distanze da chi l’ha scaraventata in questa situazione. Pretendere che questo non accada ora a parti inverse è vivere d’aria. Moratti ha anticipato solo che l’Inter non si lascerà prendere dalla fretta, valuterà e peserà, l’invito a rinunciare alla prescrizione non lo prende neppure in considerazione, una provocazione. Giancarlo Abete ha dichiarato che ci sono tredici giorni per decidere, il 18 luglio si conoscerà la verità, in realtà non finirà lì. Non andate da Moratti a parlargli di scudetto bruciato, lui se ne sente legittimamente padrone. Gli altri hanno passato sei anni a rodersi il fegato, lui ne ha passati dodici, il doppio, a vederli vincere. Per capire quale sarà la sua reazione basta moltiplicare per due quanto è stato costruito attorno allo scudo 2005-06 fino ad arrivare a questi avvilenti giorni.