Calciopoli, il Milan ci prova: "Dateci quello scudetto"

La sfida del 18 dicembre 2004 con la Vecchia Signora al centro della nuova ondata di inchieste. La società rossonera vuole un indennizzo morale: &quot;Anche se sarà difficile ottenerlo&quot;. Il capo degli arbitri Gussoni: <strong><a href="/a.pic1?ID=170916">&quot;Sorpreso da Paparesta&quot;</a></strong>

«La partita con la Juve? Me la ricordo, me la ricordo». Adriano Galliani non ha bisogno di sfogliare la raccolta dei giornali per recuperare la memoria di quella notte amara, 18 dicembre del 2004, Juve e Milan testa a testa, quattro punti di distacco in classifica. Era ospite, a cena, nel ristorante dello stadio delle Alpi, dopo la beffa dello 0 a 0 orchestrato dall’arbitro Bertini, seduto allo stesso tavolo di Giraudo e Moggi ma non riuscì a godersi il tartufo affettato sull’uovo. Il comportamento dell’arbitro di Arezzo non poteva passare sotto silenzio: due rigori, plateali, negati al Milan, qualche fuorigioco «farlocco» fischiato, un contropiede in tre contro due, con Kakà lanciato frenato da un fischio fiscale, senza concedere la canonica norma del vantaggio. Gattuso, il giorno dopo, rivelò ai giornali: «Bertini ci ha chiesto tre volte scusa per quell’errore». Adriano Galliani tornò a Milano e decise di rompere con la Juve. «Non fossi stato presidente di Lega, avrei scatenato un quarantotto» confessò a Flavio Briatore. Venti giorni prima, l’elezione in Lega, con Galliani presidente e Matarrese vice aveva risolto un lungo braccio di ferro. Bisognava avere il coraggio di far saltare il banco? Ma chi avrebbe creduto alla denuncia di Galliani? Ci volevano le intercettazioni per scatenare il terremoto. Purtroppo sono arrivate fuori tempo massimo.
Adriano Galliani non rilasciò una sola dichiarazione in pubblico ma in privato chi ascoltò i suoi sfoghi poté anticipare lo scenario: i rapporti diplomatici tra Juve e Milan andarono in crisi, il gelo sostituì il patto d’acciaio. Il duello scudetto proseguì, tra sgambetti palesi (il gol tolto a Siena a Shevchenko con Giraudo che plaude all’assistente Baglioni) e polemiche a distanza, fino all’epilogo conclusivo. A San Siro, Collina arbitro, il Milan perse il confronto diretto, la Juve passò davanti di tre punti. E non ci fu neanche il tempo per godersi un trionfo diverso perché a Istanbul accadde l’incredibile ribaltone contro il Liverpool. Perciò Silvio Berlusconi, informato di ogni dettaglio, non ebbe esitazioni quando il primo troncone di calciopoli venne alla luce. «Devono restituirci due scudetti» sentenziò senza esitazione alcuna.
Perciò oggi Adriano Galliani può ripetere tranquillamente che «non c’era bisogno di questa conferma per sapere come fosse andata quella partita». L’occasione è propizia anzi per ringraziare i tifosi che «da quest’estate hanno capito cosa è successo» e per riscrivere la storia autentica di quel torneo. «Lo scudetto del 2005? Non so se sia un’utopia, ci lavoreranno i nostri legali, anche se mi sembra molto difficile» è il suo commento dinanzi a uno scenario diverso, molto diverso da quello di qualche mese fa. Gli attacchi ripetuti, sui giornali di Torino e dintorni, nel bel mezzo del mondiale per accreditare la tesi, ripresa subito da Francesco Saverio Borrelli, che «c’era il contropotere Milan». «In privato l’hanno confessato: tentarono di mettere in mezzo noi nella speranza di evitare la B alla Juve» raccontò una sera Galliani ad Ancelotti.
La pratica è tornata sul tavolo di Leandro Cantamessa, il legale del Milan, esperto di diritto sportivo. La sua nota, brevissima, è una promessa più che una minaccia. «Voglio leggere le carte prima di muovermi» la sintesi. Non è escluso un ricorso per chiedere un risarcimento. Forse basterà quello morale. Giunto, in modo trasversale, attraverso siti e circuiti radiofonici, in queste ore. «La partita con la Juve? Me la ricordo, me la ricordo». Adriano Galliani e il Milan non hanno mai perso la memoria. Hanno forse ritrovato un po’ dell’onore perduto per strada.