Il calcolo immorale

Le regioni rosse sono le più severe: chi passa da uno schieramento all’altro viene considerato moralmente censurabile dall’84% dei loro cittadini. Quanto ai partiti, la sinistra radicale esprime, rispetto a scelte come quella di Marco Follini, una riprovazione del 95,4%<br />

Le regioni rosse sono le più severe: chi passa da uno schieramento all’altro viene considerato moralmente censurabile dall’84 per cento dei loro cittadini. Quanto ai partiti, la sinistra radicale esprime, rispetto a scelte come quella di Marco Follini, una riprovazione del 95,4 per cento. Ma l’Italia intera, comunque la si scomponga per sesso, aree geografiche e simpatie politiche, marchia con infamia chi fa quel che ha annunciato Follini: un comportamento considerato spregevole non soltanto nel centrodestra da cui proviene, ma più ancora fra coloro che si apprestano ad usarlo come ruota di scorta. I dati citati fanno parte di un sondaggio per il Giornale, eseguito prima del salto di Follini, cosa che ne garantisce l’attendibilità visto che non parte dal caso singolo, ma affronta il problema generale: «Come giudicate deputati o senatori eletti in uno schieramento che decidono di passare in quello opposto»? Una media superiore all’80 per cento considera tale comportamento «deplorevole».
È vero che il Mezzogiorno, pur esprimendo un biasimo del 75 per cento, è più rassegnato al trasformismo considerando «normale» il tradimento in una misura del 17,6 per cento, ma nel complesso sono dati molto confortanti perché dimostrano una eccellente tenuta morale del Paese tutto, che fortemente crede nelle istituzioni, perché se fosse disamorato e deluso avrebbe dichiarato tristemente normale un comportamento come quello di Follini. Il rigore invece è bipartisan, di destra e di sinistra, con una accentuazione dell’estrema sinistra e del Nord.
Vorremmo allora chiedere al Capo dello Stato (che sempre più apprezziamo sia per quel che dice, sia perché crede in quel che dice) se questo poco esaltante stato delle cose gli sembra moralmente accettabile: se da una parte vediamo un senatore preso a pugni in treno dai suoi per aver votato in Senato secondo quello che ritiene essere il mandato dei suoi elettori, dall’altra vediamo un senatore che tradisce i suoi elettori e cambia schieramento diventando - nel disprezzo di coloro che ne trarranno vantaggio – una patetica cannuccia a sostengo della traballante maggioranza.
Il Presidente Napolitano ha detto che il governo è tenuto stavolta a dimostrare di avere in Senato una maggioranza «politica», non soltanto numerica. E quindi Prodi non è autorizzato a spacciare come voti della propria maggioranza politica anche quelli dei senatori a vita perché i senatori a vita votano in piena legittimità ma in perfetta autonomia come si è visto mercoledì con le sorprese venute da Andreotti e Pininfarina e l’assenza di Scalfaro. Il voto del senatore Follini sarà pur conteggiato come numero, ma quale significato politico potrà avere dal momento che è già bollato come immorale dall’ottanta per cento degli italiani? O forse il calcolo politico può essere dichiarato una variabile indipendente dalla morale persino dal Capo dello Stato? È, ci sembra, una questione importante, su cui il Presidente starà di sicuro riflettendo perché investe proprio i principi da lui espressi e per i quali lo apprezziamo.
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