Caldarola: «Il silenzio di Prodi è sgradevole per la sinistra»

Laura Cesaretti

da Roma

C’è un silenzio che più passano i giorni e più innervosisce gli uomini della Quercia, messa sotto assedio per il caso Unipol. È il silenzio del leader dell’Unione, che non ha speso una sola parola in questi giorni di passione per difendere il suo alleato principale: «E che Romano Prodi continui a stare zitto è francamente poco gradevole, per noi e per tutta la coalizione», dice fuori dai denti Peppino Caldarola, esponente diessino ed ex direttore dell’Unità, buon amico di Massimo D’Alema (che, assai silenzioso anche lui, veleggia dalle parti della Croazia) e libero battitore negli equilibri interni alla Quercia.
Onorevole Caldarola, perché secondo lei Romano Prodi ha deciso finora di non intervenire su una vicenda che sta lacerando il centrosinistra?
«Non so perché taccia, né se sia stato sollecitato ad intervenire e non lo abbia fatto. So solo che il suo silenzio sta diventando poco piacevole. C’è Piero Fassino che è stato chiamato in causa e si è speso in decine di interviste, dichiarazioni e interventi dando mille spiegazioni che io trovo assolutamente ragionevoli a proposito del suo interessamento alla vicenda dell’Opa di Unipol su Bnl. Ma l’assedio ai Ds non è cessato, e ci sono pezzi della coalizione che continuano a specularci sopra e a strumentalizzare, tirandoci addosso una presunta questione morale come una clava».
Non tutti: ieri il segretario organizzativo della Margherita, Franco Marini vi ha difesi...
«E per fortuna che c’è Marini, che non è mai stato tenero con i Ds ma che è un politico ragionevole e si rende conto che se si punta ad indebolire, mettendo sul banco degli imputati un uomo da tutti riconosciuto integerrimo come Fassino, si finisce per indebolire tutta l’Unione, e nessuno ne guadagna».
Perché secondo lei il suo partito è finito sotto assedio?
«Premetto che non voglio occuparmi della partita finanziaria: dico solo che un conto è guardare con simpatia all’Unipol, e un altro alle amicizie dell’Unipol, che sono assai disdicevoli. E non vale la regola per cui l’amico del mio amico è anche amico mio. Ciò detto, è in corso una partita per indebolire la sinistra che è tutta politica e che nasce dal centro dello schieramento. Dal mondo imprenditoriale dei Luca di Montezemolo e dei Diego Della Valle, che lavorano esplicitamente per la costruzione di un Grande Centro, e dentro l’Unione da Francesco Rutelli, dal suo strano compagno di cordata Arturo Parisi, da Clemente Mastella. Il terremoto parte tutto da là, e vuole investire la Quercia. Era assolutamente lecito chiedere spiegazioni a Fassino, ma ora che Fassino le ha date e ripetute in tutte le salse, che senso ha continuare a tenerlo sulla graticola?».
Forse Romano Prodi pensa che alla fine, se si indeboliscono i Ds, si rafforza il suo ruolo dentro la coalizione...
«Non mi sembra un ragionamento particolarmente acuto: se indebolisci il tuo più importante donatore di sangue, alla prima emorragia rischi di restare dissanguato... È ora che Romano Prodi trovi il coraggio civile di dire almeno una parola a difesa dei Ds e della onorabilità del principale partito della sua coalizione, che sulla vicenda Unipol ha ormai detto tutto quello che c’era da dire».
E che sono anche i più impegnati nell’organizzazione delle primarie, almeno fino ad ora.
«Le primarie? Se continua così, francamente le vedo molto a rischio: se deprimi e metti sotto scacco la parte più attiva e organizzata dell’elettorato dell’Unione, è difficile poi chiedergli di mobilitarsi. Si rischia anzi di demotivarli, e senza una mobilitazione convinta dei Ds dubito che le primarie possano essere un successo».
Insomma, onorevole Caldarola, che cosa si aspetta da Prodi?
«Mi aspetto che faccia finalmente un passo, e credo se lo aspetti anche tutto il mio partito».
Quale passo?
«Innanzitutto mi aspetto che disarmi i suoi, che faccia tacere chi anche dalle sue file continua a speculare sulla presunta questione morale contro i Ds. Questo gioco al massacro non giova proprio a nessuno. Mi aspetto che se il progetto politico del Grande Centro che sta dietro a questa partita non interessa a Romano Prodi, come credo non debba interessarlo visto che non mi pare sia a suo vantaggio, il Professore batta un colpo».