Calder/2 E c’è il bis alla Gagosian

Alexander Calder è l’unico artista storicizzato a sembrare ancora attuale. Oltre alla mostra di cui al Palazzo delle Esposizioni è da segnalare quella più piccola da Gagosian (fino al 30 gennaio) vi sembrerà una piacevole appendice. Il grande spazio di questa prestigiosa galleria accoglie molto bene i lavori dell’artista americano. Non molti pezzi in mostra, ma di rara bellezza, allestiti in modo da dare la possibilità allo spettatore di girarvi intorno, di apprezzarne i particolari, le sfumature. Spunk of the monk per esempio, la grande installazione posta nella sala ovale, con la sua maestosità ma al contempo con la sua straordinaria leggerezza, lascia a bocca aperta. Le forme della scultura sembrano essere una suggestione di un gruppo di tre animali al pascolo; animali di cui si è persa la reale forma, assumendo piuttosto un aspetto nuovo, ma riconoscibile e per questo rassicurante, tanto da non spaventare lo spettatore, che riesce ad avvicinarsi senza reticenze. Straordinariamente intenso anche Triumphant red, nel quale l’artista utilizza per la prima volta un colore nuovo, il rosso. Introduce una diversa cromia, là dove invece solo il nero era protagonista assoluto. Ma il nero rimane il suo colore preferito, e infatti delle tante scaglie rappresentate, solo una, posta di lato, tagliata anche diversamente, brilla di questo nuovo colore. Questa scultura, come molte altre sospesa al soffitto, racconta e rievoca la grandezza di questo artista. Nascoste nella sala retrostante infine sei meravigliose Gouaches, tre del ’66 e tre del ’76; è in questi lavori, intensi e allo stesso tempo allegri, che si percepisce più che in altri l’amore di Calder per Mirò, per il suo modo lieve e delicato di affrontare sculture e dipinti; lieve e delicato come anche la scultura collocata nella stessa stanza, talmente bella e piccola che verrebbe voglia di portarsela via.