Calderoli choc: «Si voti lo stato di guerra»

Adalberto Signore

da Milano

Prima la Padania a chiedere l’istituzione di un ministero Antiterrorismo, poi Roberto Calderoli che vuole «portare il Parlamento a votare sull’articolo 78 della Costituzione, quello che prevede lo stato di guerra». Arrivano da via Bellerio due delle proposte più drastiche in materia di lotta al terrorismo. Due ipotesi che, come prevedibile, aprono le porte a un coro di polemiche e pure a qualche scetticismo all’interno del Carroccio.
Secondo il ministro delle Riforme, «visto che qualcuno vuole farci la guerra» bisognerebbe «prenderne atto e dichiarare lo stato di guerra» così da «delegare il governo a porre in essere tutte le misure necessarie senza passare dal Parlamento». «In questo modo - spiega il coordinatore delle segreterie della Lega - potremmo anche prendere in considerazione l’ipotesi del ministero per il Terrorismo». Una proposta, questa, lanciata ieri dalla Padania, quotidiano del Carroccio. «Una mia idea - spiega il direttore Gianluigi Paragone - che non è affatto contro Pisanu ma ha come obiettivo quello di venirgli incontro. Oggi, infatti, il ministero dell’Interno ha troppe competenze. E visto che questa estate né la mafia né la camorra andranno in vacanza, un centro di coordinamento dell’attività di prevenzione antiterroristica sarebbe molto utile». Idea che trova la sponda di Calderoli ma non degli altri alleati della Casa delle libertà. Al di là delle più che prevedibili critiche del centrosinistra («una proposta non pensata e non meditata», dice il segretario dei Ds Piero Fassino), pure dalla maggioranza, infatti, arrivano parole di grande scetticismo. «Calderoli? Lasciamo perdere, purtroppo il terrorismo è una cosa seria», è il polemico commento del ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi (Udc) alla proposta di votare lo stato di guerra. E mentre il capogruppo di Forza Italia al Senato Renato Schifani parla di «ipotesi eccessiva», il ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi (An) si dice «contrario» perché «bisogna stare attenti a non superare il confine tra un giusto allarme e l’allarmismo».
Ma qualche distinguo c’è pure all’interno della Lega. In un’intervista in edicola sulla Padania di oggi, infatti, Roberto Castelli prende le distanze dal suo collega di governo sia sul fronte del ministero ad hoc sia su quello delle leggi speciali (su cui Calderoli si è detto favorevole). «Non credo - dice il Guardasigilli - che un dicastero Antiterrorismo sia la soluzione più giusta» perché «non è questo il problema». E le leggi speciali? «Mi preoccuperei più di applicare quelle che già ci sono. Il problema è soprattutto culturale e riguarda i magistrati che continuano a considerare i terroristi dei semplici guerriglieri». E pure sull’annuncio del ritiro di un primo contingente di 300 uomini dall’Irak il ministro della Giustizia avanza perplessità: «Non sono d’accordo né con Berlusconi né con Calderoli. Non avrei fatto questo annuncio all’indomani dei fatti di Londra».
Nonostante le polemiche e le perplessità, però, la Padania tira dritto («perché - dice Paragone - questo è sì il giornale della Lega ma non deve certo farsi ingabbiare dalle logiche del partito»). Così, il titolo di oggi non lascia spazio a dubbi: «Sì al ministero per il Sud, no all’Antiterrorismo». Insomma, una prima pagina destinata ad aprire altre polemiche.
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