Calderoli denuncia le toghe, l’Unione insorge

Il ministro: «L’ho fatto da privato cittadino». L’opposizione: indegno di stare al governo, dimettiti. Ieri ha incrociato le braccia l’85% dei magistrati, ma il 20% era già in vacanza

da Milano

Lo fa da «privato cittadino» e non da uomo delle istituzioni. Ha mantenuto la promessa il ministro delle Riforme Roberto Calderoli: ieri in tarda mattinata ha consegnato all’ufficio di Polizia di Palazzo Madama un esposto contro tutti i magistrati che aderivano al quarto sciopero indetto dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma dell’ordinamento giudiziario.
Secondo il ministro del Carroccio le toghe avrebbero violato l’articolo del Codice penale (il 503) che impedisce la convocazione di scioperi e serrate «non per fini contrattuali». E poi parla di «indebita pressione politica sul Parlamento, anzi, sul popolo». Quindi rincara la dose affermando che la magistratura «non può trasformarsi in legislatore e pretendere di dettare i contenuti dell'ordinamento giudiziario operando pressioni sul Parlamento attraverso lo sciopero che paralizza l'attività giudiziaria».
Il coro di proteste che si alza nel centrosinistra è unanime.
Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro passa al contrattacco denunciando a sua volta Calderoli «per il reato di calunnia e abuso di ufficio». Mentre Massimo D’Alema trova «sconcertante che un soggetto simile possa far parte del governo di un Paese civile».
Sempre in casa Ds il capogruppo alla Camera Luciano Violante definisce l’iniziativa dell’esponente del Carroccio «un attacco di tipo giustizialista contro la magistratura», mentre Anna Finocchiaro e Massimo Brutti la bollano come «azione propagandistica» per lo più «inutile».
Francesco Rutelli dalla Margherita sostiene che «prendere sul serio la Lega è la maniera peggiore per occuparsi dei problemi dell’Italia». Mentre Arturo Parisi dichiara che la decisione di Calderoli riconferma «il nostro allarme per occuparsi dei problemi dell'Italia». Più dure le critiche dai Verdi: Pecoraro Scanio accusa la Lega e il ministro di «puntare allo sfascio delle istituzioni».
Se dall’altra parte, nella maggioranza, c'è anche chi come il presidente della commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella difende la legittimità dello sciopero sostenendo che «la libertà di espressione va sempre tutelata», a difendere il ministro resta la responsabile Giustizia della Lega Carolina Lussana che punta l'indice contro le toghe responsabili, a suo dire, di «violazione materiale della Costituzione».
I vertici della magistratura associata intanto hanno cantato vittoria: le adesioni allo sciopero sono state di circa l’85% nell’intero territorio nazionale. Anche se, come ammettono gli stessi organizzatori, il risultato è falsato dal fatto che molti magistrati, in questo momento, sono in ferie. In alcuni distretti giudiziari la percentuale dei magistrati in vacanza raggiungerebbe addirittura il 20%.
Il record dei risultati «parziali» spetta a Bologna, con il 90% e a Catania con l’89% di braccia conserte ma risultati significativi si sono ottenuti anche a Milano, con l’84% dei magistrati, a Roma e Firenze, l’83%, a Napoli l'80% e a Palermo 82%.