Calderoli e il bagno di folla tra i suoi: «Da qui daremo la linea al governo»

La base stretta al ministro delle Riforme che ammette: «Che gioia quando Berlusconi ha detto che servono i dazi»

Nostro inviato a Pontida

«È la sera prima, quella del sabato, che si ritrova il vero spirito di Pontida, il suo significato più profondo». Sono da poco passate le dieci di sera quando Roberto Calderoli, camicia verde d’ordinanza e jeans corti sopra il ginocchio, si presenta sul prato che di lì a poche ore ospiterà «il ritorno del condottiero». Calderoli sorride, saluta e stringe mani. Lo farà per tutta la sera, concedendosi una volta per un autografo, un’altra per una foto. C’è chi gli dà una pacca, chi gli chiede un bacio («Roberto, ma posso davvero?») e chi se lo prende da parte per raccontargli imprese o vicissitudini del suo Comune («ma lo sai che da noi la Lega ha messo i sacchetti dell’immondizia a 2.500 lire?»). Calderoli ascolta, risponde e ha una battuta per tutti. «Questa gente è fantastica - dice - e io mi diverto come un pazzo a stare con loro. È questo il momento migliore perché ritrovo l’amicizia della prima Pontida, quella dell’89 quando eravamo neanche un centinaio».
Così, la vigilia del grande giorno, Calderoli la passa immerso tra i suoi. Un po’ come faceva Umberto Bossi prima che la malattia lo costringesse a fare un passo indietro. In questo, non c’è dubbio, i due si somigliano. Perché come il Senatùr non ha mai potuto fare a meno dei bagni di folla (al punto che l’anno scorso chiese di rinviare Pontida), Calderoli sembra essere più a suo agio seduto a un tavolo affollato di militanti che dietro la scrivania di un ministero.
Passa Angela Maraventano, pasionaria padana di Lampedusa («sull’isola sono arrivata a 713 tesserati su circa quattromila abitanti bambini compresi, niente male per essere in Sicilia»). «Ancora non mi sei venuta a trovare a Lampedusa», dice a Calderoli. «Guarda - risponde il coordinatore delle segreterie della Lega - che io a Lampedusa ci verrei a vivere. Con canna da pesca e fucile. Così pesco e dò la caccia agli immigrati clandestini». E giù una risata. «Vedi, e poi dicono che non sono un moderato. Questa volta mica ho parlato di cannonate...». Si fa vedere pure Pierguido Vanalli, sindaco leghista di Pontida con il pallino del calcio e un neo: «Tifo per la Roma da quando nel ’79 Liedholm lasciò il Milan per i giallorossi». È lui che insieme alla segreteria federale di via Bellerio ha curato i dettagli della prima Pontida con un sindaco doc. «Fino a oggi - spiega Calderoli - Pontida ha sempre dato la linea politica alla Lega, questa volta la darà a tutto il governo. Vedrete, con Umberto si apre una fase nuova delle battaglie della Lega».
Passa la mezzanotte, si inneggia al Senatùr («Bo-ssi, Bo-ssi») e alla secessione. E in molti fremono per l’avvicinarsi dell’evento. «Perché - spiega Rosy Mauro, consigliere regionale delle Lombardia e segretario del SinPa (il sindacato padano) - questa sarà la Pontida che sancirà il ritorno del capo. Resterà nella storia e nella memoria più di quella del ’97, quando siamo stati sotto la pioggia ad ascoltare Bossi per due ore al punto che eravamo letteralmente ricoperti di fango». Mentre si fa vedere per un saluto pure il ministro della Giustizia Roberto Castelli, Calderoli inizia a girare per i gazebo dove leghisti della prima ora e padani attempati ancora bevono e mangiano. Stefano Stefani, sottosegretario all’Ambiente, si ferma a chiacchierare con un militante di Napoli, Andrea Sciuti. «Sono di Alleanza federalista, napoletano e leghista. Ho fatto questa scelta - dice - perché vivere al Sud da persone oneste è una sofferenza». Sottosegretario, ma secondo lei è davvero possibile uscire dall’euro? «Sulla moneta unica - è la risposta - Prodi ha le sue colpe ma pure il governo non ha fatto abbastanza. Però, credo che tornare indietro non sia possibile».
Mentre arriva l’europarlamentare Matteo Salvini (ha una maglietta con su scritto «L’onorevole», omaggio dei giovani del Canavese), Calderoli ha quasi finito il suo giro per i gazebo. È l’una passata quando si ferma a parlare con un gruppo di giovani. Fra loro c’è pure Renzo, secondogenito diciassettenne di Umberto Bossi. Qualche parola e poi via al grande falò che illuminerà la notte di Pontida. «La gente... questa è la vita vera», dice Calderoli. «L’unico che era vicino alla sua base - spiega il ministro delle Riforme - era Bertinotti, ma ormai è cotto pure lui. E poi, guardi le feste dell’Unità. Fassino arriva in auto blu e non lo vedono neanche con il binocolo. È per questo, perché stiamo sempre in mezzo alla gente, che abbiamo parlato di dazi con due anni di anticipo. Pensi, la mia più grande soddisfazione è stata quando Berlusconi in Consiglio dei ministri ha detto: «Ma se le cose stanno così allora ci vogliono le quote». «Ah, che grandissima soddisfazione!», chiosa prima di salire sulla sua Smart quando è ormai notte fonda.

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