Calderoli: "Entro un anno la nuova Costituzione. Faremo un patto col Pd"

Intervista al ministro della Semplificazione: "Così riusciremo a evitare il rederendum. La bozza c'è già e riprende il testo votato con Prodi. Senato federale, poteri al premier, fine delle province"

nostro inviato a Venezia
Federalismo bagnato federalismo fortunato, esclama il ministro Roberto Calderoli sotto il palco di Riva degli Schiavoni inneggiando al fattore «C» che soffia sulla rivoluzione leghista. «Ma qui di annacquato c’è soltanto il tempo», aggiunge il «mulo» («mi chiamano così perché sono uno sgobbone») per eliminare gli equivoci. «Il testo sul federalismo fiscale approvato dal governo ancora pochi l’hanno letto. Ve lo consiglio, è pieno di sorprese. Abbiamo fatto un tandem formidabile: Bossi è la guida, io pedalo come un matto e ci sarebbe anche Tremonti, ma lui l’abbiamo messo lì a suonare la trombetta per far scansare la gente quando passiamo».
Diamo per buono il federalismo fiscale. Quando tocca al federalismo istituzionale?
«La parte fiscale sarà approvata entro Natale e da gennaio il governo comincerà ad attuare le deleghe. Sempre in gennaio partirà l’iter del federalismo costituzionale, così che le due riforme viaggeranno in parallelo».
Costituzionale vuol dire la riforma dello Stato in senso federale?
«Proprio così. La discussione partirà dal Senato».
Ha già una bozza pronta?
«Certo, è nel mio cassetto e presto la tirerò fuori».
Quali sono i contenuti?
«Il testo riprende buona parte del lavoro svolto nella precedente legislatura già approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera».
In sintesi?
«Riduzione del numero dei parlamentari, attuazione del Senato federale, rafforzamento dei poteri del premier con contestuale rafforzamento di quelli del Parlamento, nomina e revoca dei ministri affidata al premier d’intesa con il capo dello Stato».
In effetti non ci sono grandissime novità rispetto alla bozza Violante.
«In realtà ho aggiunto la sfiducia costruttiva».
Le province verranno mantenute?
«L’intenzione è quella di abolirle, ma nessuno vuole farlo per via costituzionale. L’avvio delle aree metropolitane sarà il primo passo verso la soppressione. La questione sarà affrontata con il Codice delle autonomie e si farà salvo il diritto dei comuni di consorziarsi se vorranno gestire assieme una serie di servizi».
Che differenza ci sarebbe tra una provincia e un consorzio di comuni?
«Che si riducono le strutture obbligatorie e si lasciano soltanto quelle efficienti, che servono realmente. E soprattutto il loro costo resterà sulle spalle di chi le vorrà istituire».
Che fine faranno le comunità montane?
«L’ultima proposta nostra era di abolirle per legge. Se i comuni vogliono tenerle, se ne faranno carico. Non ha senso creare doppioni».
In ogni caso ripartirete dagli articoli sui quali nella precedente legislatura c’era un accordo.
«Ripartiamo da quanto era stato votato dalle due parti. Vale la pena approfondire questa base senza infilarsi in percorsi troppo allargati».
Cercherete quindi il consenso anche del centrosinistra?
«L’obiettivo è quello di votare le riforme costituzionali con la maggioranza dei due terzi delle Camere. Poi vedremo».
Con i due terzi evitereste il referendum confermativo.
«L’obiettivo è quello. Se c’è qualcosa di non condiviso magari ci scappa il referendum e salta tutto come l’altra volta».
E che tempi prevede?
«Credo che un anno sia un periodo di tempo ragionevole».
Un anno per l’approvazione definitiva del federalismo?
«Sì, per i quattro passaggi parlamentari previsti dalla Costituzione».
Cioè la doppia lettura di entrambe le Camere.
«Appunto. Così all’inizio del 2010 avremo i primi decreti attuativi del federalismo fiscale e l'approvazione della riforma costituzionale».