Calderoli: "Grazie a Prodi la sinistra diserta le urne"

Il vicepresidente del Senato: l’Unione aveva scommesso sul tradizionale astensionismo del centrodestra, ma alla fine è stata punita dai suoi

Roma - Il giorno dopo il successo elettorale, Roberto Calderoli non nasconde l’euforia. Perché, dice il vicepresidente del Senato, «non solo fa impressione il risultato del Nord e quello della Lega», ma «va pure registrato un fatto nuovo importantissimo».
Prego.
«È la prima volta che il popolo della sinistra sceglie di non andare a votare, peraltro in una tornata amministrativa dove tradizionalmente il centrodestra raccoglie meno consensi. Basta scorrere province e comuni dove si è votato per verificare che lì dove mancano i voti al centrosinistra si è alzato in maniera decisa l’astensionismo. Tra l’altro, è anche un dato benaugurante».
In che senso, scusi?
«Hanno fatto di tutto per posticipare il voto più in là possibile, puntando sull’astensionismo cronico dei nostri elettori. E invece il prossimo 10 giugno vedo il rischio concreto che siano quelli del centrosinistra ad andarsene al mare».
Un astensionismo da addebitare alla politica del governo?
«Su questo avrei pochi dubbi. E viste le scadenze che hanno davanti - dal caso Visco al decreto sull’energia dove c’è l’ostruzionismo dei Verdi, fino al dibattito sulle pensioni - è chiaro che il rischio implosione è forte. Anche perché dopo questa sconfitta inizierà il solito tira e molla tra i partiti della maggioranza, ognuno dei quali spingerà per portare a casa quello che più interessa al suo elettorato. Ed essendo una coalizione alquanto variegata... Insomma, mi pare proprio che Prodi abbia i giorni contati».
Quando la maggioranza è andata sotto sull’Afghanistan vi siete fatti trovare un po’ impreparati e vi siete presentati da Napolitano in ordine sparso. C’è il rischio di ripetere l’errore?
«Mi auguro di no. Ora l’importante è preparare una serie di proposte serie, sul federalismo fiscale come sulle riforme, e concordarle con chi ci sta. Insomma, la coalizione deve essere chiara fin da subito e si deve presentare unita e con un suo programma di governo per il futuro».
Ce l’ha con l’Udc?
«Sì. Il tira e molla di tutta la passata legislatura ci ha fatto male e probabilmente è stato pure determinante nella sconfitta elettorale».
Sta dicendo che il tempo del dialogo con Prodi e delle aperture al centrosinistra è finito?
«Mi pare chiaro che questa maggioranza non è in grado di affrontare la questione del federalismo fiscale, che nei difficili equilibri che tengono in piedi il governo avrebbe degli effetti devastanti. Eppure il Nord ci ha appena fatto sapere di avere una gran voglia di federalismo, altrimenti non si spiegherebbero questi numeri bulgari».
I prossimi passi. Salirete al Colle come aveva annunciato Berlusconi la scorsa settimana?
«Vedremo. Certo, o si va alle elezioni anticipate oppure ci si mette a tavolino e si fa subito una nuova legge elettorale. Oggi i capigruppo del Senato hanno detto sì ad accelerare l’iter del provvedimento, vedremo se saranno capaci di andare avanti. Altrimenti resta solo il voto anticipato».
Il risultato della Lega è andato oltre le più rosee previsioni. Se lo aspettava?
«Quando in un comizio a La Spezia ci trovi cinquecento persone contro le cinquanta di qualche anno prima è chiaro che il vento sta cambiando. E poi la storia è andata sulle nostre battaglie, dall’ordine pubblico all’immigrazione fino alla famiglia. Sì, direi che me l’aspettavo».