Calderoli: "Le scuse alla Libia? Ho fatto prevalere la ragione di Stato"

Roma - Ministro Calderoli, cominciamo dalla Libia?
«Se proprio dobbiamo...».

Perché? Ormai ha chiesto scusa.
«Già. Le provvigioni di gas e petrolio che arrivano dalla Libia sono circa il 30% del nostro fabbisogno. Nel caso in cui l’Italia le avesse dovute ricercare sul mercato libero saremmo andati incontro a un deciso incremento del prezzo della benzina».

Sta dicendo che ha chiesto scusa per questo?
«Dico che ci sono dei momenti in cui è giusto che prevalga la ragion di Stato».

Mentre Berlusconi, lei e Frattini tentavate la via diplomatica è arrivato l’affondo di Bossi che ha rischiato di riaprire la querelle con Tripoli. Un errore tattico del Senatùr?
«Bossi ha il difetto di dire la verità. Ha parlato solo di cose reali, tanto che Maroni si è già attivato da settimane per contrastare l’immigrazione come promesso».

Che idea si è fatto della vicenda Travaglio?
«Quella di sempre. Lui, come Santoro, è un professionista di quel modo di fare informazione, tanto da ricavarne uno stipendio. Per quanto mi riguarda ascoltare Travaglio o guardare la Famiglia Addams è la stessa cosa, almeno finché non sono costretto a pagare io con il canone. Se uno l’assume, però, sa a cosa va incontro e deve farsi carico dei debiti e dei crediti. Bisogna prendersela con chi l’ha assunto».

Ce l’ha con Cappon, il dg della Rai?
«In Rai il sistema è fatto in modo che le responsabilità non siano mai di nessuno».

Che effetto le ha fatto sedersi al Consiglio dei ministri con tante facce nuove rispetto a due anni fa e, soprattutto, con così tanti giovani in più?
«È stata una bella sensazione. Ora, però, bisognerà stargli addosso perché la macchina della burocrazia ti fagocita in un attimo e ti costringe a impazzire sull’ordinaria amministrazione. E lo dice uno che un po’ di anni di marciapiede ce l’ha».

Invece, niente ordinaria amministrazione?
«Con quella siamo andati al fallimento. Ora bisogna partire con slancio nuovo e rivoluzionare la macchina».

Insomma, è d’accordo con Berlusconi che ha predicato cautela ai nuovi arrivati e li ha invitati a parlare il meno possibile.
«Assolutamente sì. Mi auguro che lo facciano in maniera sistematica, almeno per il primo anno. Il tempo di prendere confidenza con il proprio lavoro».

In campagna elettorale Berlusconi non ha nascosto le difficoltà e, a differenza delle altre volte, non ha promesso sogni. Non teme, però, che se non ci sarà un cambio di marcia a breve anche voi vi ritroverete alle prese con l’impopolarità che ha colpito il governo Prodi?
«So bene che c’è grande attesa e ci sono grandi aspettative. Ma timori di quel genere non ne ho perché se entro qualche mese non ci saranno delle risposte decise la Lega si alzerà e se ne andrà».

Vi siete appena insediati e già pensa alla crisi di governo?
«Certo che no. Non si tratta né di minacce né di ricatti, ma della consapevolezza che bisogna agire senza esitazioni. Altrimenti meglio lasciar perdere e dare, magari, l’appoggio esterno».

L’azione di un governo può essere rallentata anche da fattori esterni, non solo dal tergiversare di alcune sue componenti...
«Voler fare una cosa significa poterla fare. Il punto è uno: o si passa alla storia oppure si cambia. Bossi su questo è stato chiaro già nel primo Consiglio dei ministri. “Riforme e federalismo fiscale - ha detto - vanno fatti subito”. Il suo tono era piuttosto eloquente. O si agisce subito oppure la Lega lascerà il governo».

Non è che ha ragione chi sostiene che volete dettare la linea del governo?
«La Lega non vuole compromessi sui punti che erano nel programma. E per il governo sarà un pungolo in positivo come è già accaduto nel 2001».

Quali sono i primi punti nell’agenda?
«Primo, il federalismo fiscale. Faremo una proposta entro giugno e per fine anno saremo pronti. Secondo, la riforma elettorale. Per le europee si vota nel 2009 e la legge va assolutamente cambiata perché ci sono aree del Paese che per come sono divisi i collegi non riusciranno mai a far eleggere un europarlamentare. Penso, per esempio, alla Sardegna che è accorpata con la Sicilia».

Già in mente un modello?
«Si può seguire quello spagnolo. Il nostro obiettivo deve essere quello di arrivare a tante circoscrizioni quante sono le regioni. Ovviamente con gli aggiustamenti del caso, perché certo la Lombardia non può essere considerata alla stregua della Basilicata».

Terzo punto in agenda?
«Un patto con l’opposizione sul referendum. Quella consultazione, che si terrà il prossimo anno, è infatti figlia di un clima di scontro che mi auguro non ci sia più. E il suo spirito, poi, è stato recepito di fatto dai due maggiori partiti e dagli elettori che li hanno privilegiati. Maggioranza e opposizione, dunque, dovrebbero impegnarsi a non sostenere il referendum in modo che non si lavori alla nuova legge elettorale con sulla testa una spada di Damocle. Quando si fanno le cose di corsa si commettono sciocchezze».

Le riforme costituzionali?
«Al quarto punto. Ma con una accortezza. Questa volta, niente macroriforme ma interventi specifici. La materia deve essere trattata a blocchi per evitare che un disaccordo su un punto comprometta anche quelli dove c’è intesa».

Un esempio?
«La riduzione del numero di parlamentari. Nel 2006 era nella devoluzione, la prossima volta sarà una riforma a se stante in modo che viaggi più spedita».

Si parte dalla bozza Violante?
«Direi di sì. Ha recepito l’80% delle nostre proposte. Pensi che Massimo Villone la chiamava “il bigino Calderoli”. Al più presto costituiremo quella che io chiamo l’Unità di crisi, aperta a esperti e esponenti di forze non rappresentate in Parlamento, e ci metteremo al lavoro».

Lei è ministro per la Semplificazione normativa. In due parole?
«Significa ridurre al minimo il numero di leggi e regolamenti».

Quante sono oggi?
«E chi lo sa...».

Scusi?
«Secondo una ricognizione del Parlamento 170mila, comprese leggi secondarie e regolamenti. L’amministrazione invece ha individuate novemila leggi primarie, mentre una commissione che ha lavorato sulle banche dati dodicimila».

Situazione confusa...
«Mi sono spaventato».

E come pensa di intervenire?
«Con la scure».

Per capirci?
«Cancellare le leggi non in base all’anno in cui sono state emanate ma guardando a quanto vengono applicate».

Un esempio?
«Pescare lumachelle di mare inferiori a tre millimetri è reato. Le sembra una legge seria?».

Ha già qualcosa di specifico in mente?
«Con Tremonti stiamo pensando a un doppio binario per la dichiarazione dei redditi. Chi vorrà potrà decidere di compilare una sola pagina e pagare una cifra fissa senza deduzioni. E anche sugli assegni bisognerà tornare indietro. È folle che ce ne siano due tipologie diverse e che si debba pagare un euro e mezzo per ogni assegno trasferibile. Il nostro obiettivo deve essere quello di rendere più facile la vita ai cittadini e non certo imporgli degli oneri incredibili che non fanno altro che renderci meno liberi».