«Il caldo scioglie i ghiacci ma l’instabilità è fisiologica»

da Cervinia (Aosta)

La situazione generale, su cui il «caso Cervino» ha permesso di accendere i riflettori, è di enorme instabilità. Una instabilità fisiologica enfatizzata dal caldo di questi giorni che si sta facendo sentire anche sulle montagne, con l’inevitabile conseguenza di crolli, frane, smottamenti. Michele Comi, geologo e guida alpina, collaboratore del Cnr, fa notare che «l’innalzamento dello zero termico oltre i 4000 metri fa sì che l’acqua insinuata fra le rocce, che di solito si trova in costante stato solido, cioè sotto forma di ghiaccio, si sciolga. Scioglimento che, già di per sé, può determinare il collasso; a questo si aggiunge, nella zona appena sotto la linea dello zero termico, una sorta di effetto martinetto esercitato dall’acqua sulla roccia nel passaggio dallo stato solido notturno, quando l’acqua gela dilatandosi, a quello liquido diurno. Il risultato è facilmente intuibile».
Il sindaco di Cervinia Giorgio Pession precisa: «La maggior parte dei turisti non è toccata dall’episodio. Lo smottamento riguarda un’area di interesse alpinistico in alta quota. L’attività alpinistica sulle vie del Cervino non sarà mai condizionata da alcuna ordinanza amministrativa giacché ciascun alpinista risponde personalmente delle proprie scelte. Ho emesso un’ordinanza che dal momento della frana e dell’evacuazione della Capanna Carrel (che si trova sotto la giurisdizione del Comune di Valtournanche) fino a tutto oggi, salvo fatti nuovi, impedisce di transitare nell’area dove si stanno effettuando i disgaggi, a monte della Capanna». Secondo Lucio Trucco, presidente del prestigioso gruppo Guide del Cervino, «l’attività alpinistica di accompagnamento dei clienti alla vetta dalla cresta del Leone è stata interrotta fino alla conclusione dei lavori di disgaggio che verranno realizzati da stamattina e dovrebbero chiudersi in giornata; la ricognizione per valutare la portata della frana e la situazione del versante ha riscontrato la presenza di alcuni massi instabili a rischio di distacco nei pressi della cosiddetta «corda della sveglia», così chiamata perché è il primo tiro di corda, subito dopo essersi svegliati, con cui si comincia la scalata finale al Cervino; scalata che di solito si compie in due giorni con tappa, appunto, alla Capanna Carrel. Il disgaggio di oggi servirà a bonificare l’area».
Hervé Barmasse, alpinista e giovane guida, figlio e nipote di guide di grande esperienza e maestria, di ritorno dalla cresta del Leone dove ieri ha accompagnato un cliente, è passato sul versante occidentale del massiccio poche ore prima della frana: «Essendosi staccata sotto alla Capanna Carrel non ha investito né la via né la Capanna. Il Cervino, come qualunque altra montagna, è in continua trasformazione erosiva. Lo si vede confrontando le foto storiche con quelle attuali. Inoltre le montagne oggi sono molto più frequentate che in passato con l’inevitabile conseguenza di una maggiore risonanza. E se durante l’inverno occorre prestare attenzione alle valanghe, d’estate, specie in considerazione delle alte temperature, il pericolo sono i crolli e le frane. Gli alpinisti lo sanno: rientra nella fisiologia stessa dell’alta montagna. Purtroppo oggi avrei dovuto accompagnare in cima due clienti americani che erano venuti apposta. Amen, andremo al Polluce, sul Rosa».