Calearo il gaffeur inciampa sulla scuola

Rieccolo il ciclone Calearo, nemmeno il tempo di togliergli la mordacchia ed ha già provocato un nuovo disastro. Colpa di Veltroni, direte voi, lo ha voluto in bicicletta e ora pedali: o non lo sapeva che il falco timoniere di Federmeccanica è incontrollabile come una mina vagante? Certo che lo sapeva, il prode leader del Partito democratico. Anzi, dopo la bomba del Mastella «santo subito» perché ha buttato giù il governo Prodi, aveva provato a imbrigliarlo, tenerlo all’ombra e imporgli la sordina. Ma siamo seri: puoi far star muto come un pesce, cancellare sino al 13 d’aprile, proprio chi hai incoronato capolista in Veneto? Tant’è che finita la quarantena, ieri Massimo Calearo è emerso alle cronache della campagna elettorale in una videochat (che non sempre è una roba a luci rosse) organizzata dal Corrierone telematico. I lettori di Corriere.it gli facevano domande e lui rispondeva in diretta. Senza freni e schiettamente, come è nello stile del primo candidato veneto. Che facendo inviperire l’intera sinistra e sbalordendo anche il più “destro” dei militanti Pd, se ne è uscito affermando che lo Statuto dei lavoratori «va certamente rivisto», della riforma Fioroni non sa nulla ma quanto era buona la riforma Moratti, se Alitalia fallisse «non mi scandalizzerei», e il partito del quale s’è innamorato non ha nulla da spartire col «centrosinistra di un anno fa», anzi non ha più nemmeno una briciola socialdemocratica.
Conoscendo la base elettorale che Walter Veltroni sta faticosamente cercando di blandire e convincere a presentarsi alle urne, quest’ultima raffica di Calearo costerà al Pd almeno un punto, quattrocentomila voti che il 13 e 14 aprile non risponderanno all’appello. Per limitare il danno, statene certi, mureranno l’industriale padano come la monaca di Monza, o lo manderanno in giro come silente e immobile madonna pellegrina, con un cerottone sulla bocca. Pur se Calearo è il ragazzino della fiaba che gridava «il re è nudo!», ha semplicemente detto la verità. Anche sulla natura del Pd, perché se Veltroni ha buttato a mare Boselli per imparentarsi con Di Pietro, vuol dire che persino Saragat era troppo di sinistra. Ma puoi dire ai lavoratori, alle donne e ai giovani cresciuti sotto la Quercia, che ora son diventati di centro, anzi un tantino di centrodestra?
Calearo può farlo, senza venir sospettato di lavorare per il re di Prussia, lasciando Veltroni a strapparsi i capelli senza potersi pentire di averlo candidato. Imperizia politica, scivoloni? Sentite come il cavallo di sfondamento nel Nordest ha spiegato ieri quel suo «Mastella è un santo perché ha fatto cadere Prodi» che rischiava di far cadere anche Veltroni: «Ho dimostrato a Ballarò che non sono un politico, sono caduto come un pollo in una trappola, ora non lo rifarei, parlerei da imprenditore». Qualcuno crede che Ballarò possa tirare un trappolone al cavallo preferito da Veltroni? Ma Calearo è inarrestabile: «Sono stato frainteso, volevo dire che la caduta del governo ha fatto in modo che partisse un nuovo Pd. Ed è vero, è partito un nuovo programma, siamo liberi e con la voglia di fare del nuovo». Su quest’onda, il surf del capolista si lancia libero e giocondo, a un chatter che lo interroga su natura e collocazione del Pd, risponde ma quale destra e sinistra, «il Pd è nuovo perché è l’unico partito che guarda al futuro e rompe gli schemi. Il Pd è una cosa diversa rispetto a quello che era il centrosinistra un anno fa, altrimenti non ci sarei mai entrato. Oggi è un partito che rappresenta un’idea nuova e moderna». Granitico, certamente più dello stesso Veltroni: «Sono convinto che vinceremo noi le elezioni, in caso contrario non starei qui a perdere tempo».
Così, pur se lo Statuto dei lavoratori è sacro come la Bibbia, intoccabile per postcomunisti e postdemocristiani, stuzzicato sull’articolo 18 - che vieta il licenziamento senza giusta causa alle aziende con più di 15 dipendenti - l’imprenditore Calearo non si tira indietro: «Non va cancellato, ma certamente rivisto. Perché rispetto a quando è stato pensato, oggi viviamo in un altro mondo. Bisogna fare riferimento all’oggi, non al passato». Sulla riforma della scuola, il ciclone ha devastato l’arcipelago postdemocristiano del Pd: «Della riforma Fioroni, da buon neofita non ne so nulla», ha premesso con candore degno di miglior causa, pur se l’ignoranza ormai sembra divenuta una bandiera per svariati capilista del Pd. Calearo però, manco lo avesse candidato Berlusconi, ha invece difeso la riforma Moratti per aver valorizzato gli istituti tecnici «che sono davvero molto importanti» per la formazione di nuovi lavoratori.
Gianni Pennacchi