Calearo: «Io andare in corteo? Guardo i fatti, non l’ideologia»

da Milano

Se la prudenza è la virtù dei forti, Massimo Calearo è un maciste. L’imprenditore di Vicenza che si dimise dalla guida di Federmeccanica per fare il capolista del Partito democratico in Veneto proprio non si sbilancia sulla svolta di Walter Veltroni che lo porterebbe in piazza come un sindacalista.
Onorevole Calearo, scenderà anche lei in strada a dimostrare al fianco di Veltroni?
«Discesa in piazza?».
Il leader del suo partito l’ha annunciato poche ore fa alla costituente del Pd: in autunno ci sarà una grande manifestazione contro il governo.
«Non so cosa dirle, io a Roma non c’ero».
Come no? Uno come lei, capolista democratico nel Nordest, lanciato da Veltroni come simbolo del nuovo partito riformista?
«Io non facevo parte del gruppo che è andato a votare alle primarie, anche perché non ero ancora in politica in quel momento, e le due-tremila persone che sono state invitate alle assise di Roma sono quelle che avevano avuto incarichi alle primarie».
Ma lei è d’accordo con la rottura del dialogo tra centrodestra e centrosinistra e relativa discesa in piazza stile corteo sindacale?
«Faccio fatica a dare un giudizio su Veltroni perché non c’ero, le sue parole non le ho udite direttamente e non mi piace pronunciarmi sul sentito dire. Lei sa che io fondamentalmente sto sui fatti e non sull’ideologia. Credo che questo governo vada giudicato sui fatti».
E allora come giudica i fatti del governo?
«Per adesso ho visto grandi proclami, devo vedere i fatti».
La manovra triennale, il pacchetto sicurezza, la detassazione di Ici e straordinari: non sono fatti?
«Ripeto, ho visto proclami che peraltro la gente ha accolto in maniera molto favorevole. Mi sembra doveroso aspettare la concretezza dei risultati prima di esprimermi».
Quindi in questo momento il suo giudizio è sospeso.
«Be’, no, permetta. Ci sono delle cose che gridano vendetta al cospetto di Dio».
Tipo?
«Lo sappiamo tutti quali sono: il lodo Schifani, Rete 4, eccetera. Le leggi ad personam, chiunque sia il presidente del Consiglio, sono cose che non vanno fatte nella maniera più assoluta. Sono da Sudamerica. Però, per quanto riguarda alcune impostazioni della legge finanziaria, se riescono a farle, non vedo dove sia il male».
Quindi il giudizio non è proprio sospeso. Ma perché è così cauto sulla discesa in piazza con Veltroni?
«Eh, questo non glielo posso dire, non c’ero e non posso giudicare. Per dare un giudizio bisogna esserci, non mi permetto di dire va bene oppure non va bene, potrei dire una corbelleria e non voglio. Mi documenterò».
La documento io: le leggo una notizia di agenzia.
«No no no. Lei fa un gran lavoro, il giornalista, però io non voglio leggere l’agenzia. Voglio sentire qualcuno che era lì, che mi racconti com’è andata. O meglio ancora aspetterò martedì quando vedrò Veltroni nel solito incontro alla Camera».