La California approva i matrimoni gay, ma Schwarzy dice no

Dopo il Senato anche la Camera favorevole alle nozze omosessuali. Il governatore, sempre contrario, deve ora decidere se porre il veto

Silvia Kramar

da New York

L'hanno chiamata “Proposition AB849” e adesso rischia di cambiare la storia sociale della California e il futuro politico del suo governatore, Arnold Schwarzenegger. AB849 è, in breve, il numero in codice assegnato dal tribunale californiano alla legge sul matrimonio tra gay, che è stata approvata alla Camera con 41 sì e 35 no e che potrebbe diventare effettiva entro poche settimane se la star di The Terminator non porrà il veto.
Ma il destino politico di Schwarzenegger, e la sua rielezione al palazzo del governatorato, sono adesso in bilico: come repubblicano dovrebbe seguire i dettami del suo partito e ricorrere appunto al veto, bloccando di fatto la crociata dei gay, che ormai da anni stanno cercando di cambiare la Costituzione californiana; quest'ultima, proprio in quel 1977 che aveva visto nascere il movimento gay e quello, parallelo, della liberazione sessuale di un'America che aveva aperto le porte al femminismo, aveva definito il matrimonio «un'unione di due persone di sesso opposto», mentre la legge AB849 permetterebbe agli omosessuali non solo di sposarsi in municipio, ma di godere poi degli stessi diritti di qualsiasi coppia eterosessuale.
Una patata bollente per Schwarzenegger, che proprio ieri ha visto che gli ultimi sondaggi lo sfavoriscono: se il 36% dei californiani lo vorrebbe rieleggere, il 56 ha detto che l'ex Mister muscolo dovrebbe invece tornare sul set di Hollywood, lasciando la difficile politica della California ad altri.
Che fare? La decisione di porre il veto non è certamente facile per questo repubblicano che guida lo Stato forse più liberal d'America. Tant’è vero che, di fronte alla domanda di un giornalista sulla legge AB849, lui ha risposto: «Fosse per me, lascerei le cose come sono e poi, tra qualche anno, ripresenterei la domanda sul matrimonio dei gay ai californiani con un referendum».
Referendum che era già stato sottoposto agli elettori nel 2000 e che era stato sonoramente bocciato. Ma le lobby gay non hanno mai smesso di fare «campagna elettorale» in favore dei matrimoni omosessuali. Giovedì scorso è stata la volta del Senato californiano a votare sul futuro di AB849: approvata con 21 sì e 15 no. Una votazione che si è delineata lungo la traiettoria dei due partiti politici americani. Tre senatrici lesbiche hanno raccontato le proprie storie personali di amori e convivenze. Un senatore ha paragonato la lotta dei gay a quella che aveva aiutato lui, bianco, cinquant'anni fa, a sposare una nera. La senatrice democratica Sheila Kuehl ha chiesto ai colleghi di far passare la proposta di legge «per dare dignità e rispetto ai milioni di gay californiani».
Così giovedì scorso il voto era passato. Ma l'opposizione repubblicana ha subito fatto appello a Schwarzenegger, esortandolo a difendere «il futuro di una famiglia la cui essenza è la possibilità di mettere al mondo figli».
Se il governatore non porrà il veto, la California è decisa adesso a cambiare la Costituzione, definendo il matrimonio «una unione che non tenga conto del sesso dei due contraenti».
L’organizzazione Equality California, promotrice del voto, ha festeggiato parlando di «un'incredibile svolta negli eventi», Se Schwarzenegger non porrà il veto, rischiando la ghigliottina politica alle prossime elezioni, la California diventerà il primo Stato americano a legalizzare le nozze gay.