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La comunità internazionale si riunisce oggi a Roma "per un consulto sul futuro dell'Afghanistan" annuncia il sito della Farnesina. Non una riunione qualunque, ma un incontro di alto livello, in un momento cruciale, con il ministro degli Esteri afghano Zalmai Rassoul, l'inviato speciale americano Richard Holbrooke, il comandante delle truppe internazionali a Kabul, David Petraeus ed il rappresentante dell'Onu Staffan de Mistura . Per la prima volta, fra i rappresentanti di 46 paesi che si incontrano per l'intera giornata a palazzo Madama, ci sarà anche un alto funzionario iraniano. Si chiama Ali Mohammed Ali Quanezadeh ed è il direttore generale degli Affari europei del ministero degli Esteri di Teheran. Per affrontare la crisi afghana l'approccio regionale è fondamentale. L'Iran confina con l'Afghanistan occidentale, dove i militari italiani hanno la responsabilità del controllo del territorio.
L'incontro di Roma verrà aperto alle 10 dal ministro degli Esteri Franco Frattini e dal suo omologo afghano Rassoul, che ha vissuto a Roma in esilio con l'ex re Zahir Shah. L'ambasciatore Holbrooke farà subito il punto sulla revisione politica voluta dalla Casa Bianca, per capire se in Afghanistan la strategia americana è vincente oppure no. Ieri, durante la trasmissione "In 1/2 h", di Lucia Annunziata, il diplomatico Usa ha messo le mani avanti: "Non è detto che nel 2011 comincerà il ritiro. Dovremo valutare". L'incontro di Roma serve proprio a preparare il terreno in vista del vertice Nato del 19-20 novembre a Lisbona. In Portogallo bisognerà mettere a punto una strategia operativa per "il periodo di transizione", dal 2011 al 2014, che preveda una graduale riduzione dell'impegno militare della Nato a favore delle forze di sicurezza afghane. Graduale e lento a seconda delle condizioni sul terreno, non un precipitoso ritiro.
Il generale Petraeus interverrà proprio sulla "transizione" e sarà affiancato da Rangin Dadfar Spanta, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente afghano Hamid Karzai. Il comandante delle forze Nato ha incontrato sabato il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Invece che andarcene, prima della fine dell'anno il contingente italiano in Afghanistan aumenterà a 4mila uomini, compresi i "500 addestratori" richiesti dagli americani. Se ci saranno risorse dovrebbero arrivarne altri 100 o 200 nel 2011. Fra un anno si spera di riuscire a consegnare agli afghani i primi distretti attorno ad Herat e dintorni. L'obiettivo è spostare il ruolo di combattimento dei militari italiani a quello di addestramento delle truppe afghane. Proprio oggi ad Herat arriva il nuovo comandante: il generale degli alpini Marcello Bellacicco.
"Il secondo punto all'ordine del giorno dell'incontro di Roma è il processo di riconciliazione e reintegrazione degli insorti" spiega Maurizio Massari, portavoce della Farnesina.
La reintegrazione prevede di recuperare la manovalanza dei combattenti talebani che combatte per un paio di dollari al giorno. La riconciliazione, avviata da Karzai, sarà un'operazione più delicata e complessa. Le linee rosse imposte dalla comunità internazionale per la pace con i talebani sono tre: nessun contatto con al Qaida, accettazione della costituzione afghana, rispetto dei diritti umani e soprattuto di quelli relativi alle donne conquistati fino ad oggi.
Il terzo punto in agenda riguarda il piano di riforme del governo afghano per migliorare le istituzioni e la lotta alla corruzione. Domani Frattini ed il suo omologo Rassoul inaugureranno il primo corso di formazione in Italia di 18 giovani funzionari afghani, comprese 8 donne, in gran parte diplomatici.
Nel pomeriggio a palazzo Madama interverrà De Mistura, per analizzare lo scenario di luci e ombre scaturito dalle elezioni parlamentari afghane, che si sono tenute un mese fa. I risultati ufficiali non sono stati ancora resi noti.
Durante l'incontro prenderanno la parola i rappresentanti di paesi come il Pakistan e l'Arabia Saudita. Il più atteso è l' intervento del diplomatico iraniano. Teheran è interessata alla lotta al narcotraffico che passa attraverso l'Iran, ma il vero problema sono le armi che arrivano ai talebani.
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