«Calipari cadde in una trappola tesa dall’imam sunnita Hussein»

Un fascicolo con due versioni discordanti e una verità ancora tutta da scoprire. Ieri nell’inchiesta sulla morte dell’agente del Sismi Nicola Calipari è stata allegato una ricostruzione del Corriere della Sera, messa agli atti dai Pm antiterrorismo della Procura di Roma. Il personaggio chiave dell’ultima rivelazione, Mustafa Mohamed Salman, è già noto agli inquirenti. L’uomo ha riferito alla polizia di Bagdad dal carcere che la morte di Calipari sarebbe stata innescata da una «trappola» dell’imam della moschea sunnita, lo sceicco Hussein, con cui la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena aveva un appuntamento la mattina in cui vene rapita. Hussein avrebbe detto al comando Usa che su quell’auto viaggiava un’autobomba. Per questo al posto di blocco di Bagdad i militari americani non si fecero scrupoli nell’aprire il fuoco sulla Toyota Corolla. La Procura romana intende ora sentire in prima persona il possibile «teste». Il Pm Franco Ionta ha già inoltrato una richiesta ufficiale alle autorità irachene. Ma al vaglio dei magistrati c’è anche un’altra ipotesi, basata sull’indicazione di un ex agente della Nsa (National security agency), secondo la quale Calipari era intercettato dagli americani, che conoscevano ogni mossa degli agenti italiani.